L’Inps chiama, i creativi rispondono (forse). Ma il compenso resta fuori scena. È questo il nodo che accompagna il lancio di “Crea con noi la prossima carta”, il nuovo progetto promosso dall’Istituto nazionale di previdenza sociale con l’obiettivo dichiarato di avvicinare le nuove generazioni — in particolare gli under 30 — al mondo dei servizi previdenziali e assistenziali. L’idea, sulla carta, è tutt’altro che banale: trasformare strumenti burocratici e spesso percepiti come distanti in carte illustrate ispirate all’estetica del gaming e delle trading card collezionabili, linguaggi visivi familiari a chi è cresciuto tra videogiochi, app e cultura digitale. Un’operazione di rebranding che tenta di rendere più accessibile e contemporanea l’immagine dell’ente, facendo leva sulla creatività diffusa di illustratori, fumettisti e artisti digitali.
Il progetto, aperto fino al 28 agosto 2026, invita i partecipanti a scegliere uno dei tre servizi proposti dall’Inps, scaricare un template ufficiale e reinterpretarlo secondo il proprio stile. Le opere selezionate entreranno a far parte di una collezione ufficiale e verranno utilizzate per attività di comunicazione, divulgazione ed esposizione in eventi istituzionali. Fin qui, una dinamica già vista in molte iniziative pubbliche e private che cercano di coinvolgere comunità creative per rinnovare il proprio linguaggio. Il punto critico emerge però leggendo il regolamento: per i lavori selezionati non è previsto alcun compenso economico.
La strategia di comunicazione
Il contest si inserisce infatti in una strategia di comunicazione più ampia che l’Inps ha già sperimentato negli ultimi mesi. L’Istituto aveva presentato al Lucca Comics & Games un set di carte collezionabili a tema previdenziale, pensato per raccontare i servizi principali dell’ente con un linguaggio vicino all’immaginario videoludico e nerd. Lo stesso impianto comunicativo viene ora esteso a un’iniziativa rivolta direttamente a illustratori e fumettisti, con l’obiettivo di produrre nuove carte in stile “gaming”. Si tratta, in sostanza, di un’evoluzione coerente di un progetto che prova a parlare ai più giovani attraverso codici visivi più immediati, familiari e riconoscibili.
Nel testo del bando, l’Inps chiarisce che la partecipazione è gratuita e che l’iniziativa rientra in una “finalità culturale e creativa”. Gli autori mantengono la proprietà intellettuale delle opere, ma concedono all’istituto una licenza d’uso non esclusiva per la valorizzazione del progetto. In termini pratici, questo significa che l’ente potrà utilizzare le illustrazioni per le proprie attività comunicative senza corrispondere alcun pagamento, mentre agli artisti resta la possibilità di riutilizzare i lavori altrove. Il corrispettivo, implicito ma ben noto nel settore, è quello della visibilità: la possibilità di essere associati a un’istituzione nazionale e di vedere il proprio lavoro diffuso in contesti ufficiali.
La scelta, tuttavia, solleva interrogativi nel mondo creativo. Da un lato c’è l’intenzione di parlare a un pubblico giovane con strumenti visivi immediati e riconoscibili; dall’altro resta il tema del lavoro gratuito, soprattutto in un settore come quello dell’illustrazione, dove precarietà e svalutazione delle competenze sono questioni ricorrenti.
Il dibattito sul lavoro creativo
Il cortocircuito appare ancora più evidente considerando la natura dell’Inps, un’istituzione che per missione si occupa di tutela del lavoro e dei lavoratori. In questo contesto, l’assenza di un budget dedicato o di un premio economico per i progetti selezionati rischia di essere percepita come una contraddizione, se non come un segnale problematico. Non è la prima volta, del resto, che enti pubblici o grandi organizzazioni ricorrono a contest creativi per ottenere contenuti a costo zero, giustificando la scelta con finalità culturali o educative. Una pratica che, nel tempo, ha alimentato un acceso dibattito tra professionisti del settore e osservatori del mercato del lavoro.
Resta da capire quale sarà la risposta dei diretti interessati. Da un lato, la proposta potrebbe attrarre giovani artisti in cerca di occasioni per farsi conoscere e arricchire il proprio portfolio. Dall’altro, una parte crescente della comunità creativa mostra una maggiore consapevolezza del valore del proprio lavoro e tende a rifiutare collaborazioni non retribuite, soprattutto quando provengono da istituzioni con risorse e visibilità consolidate. Il rischio, in questo senso, è che iniziative di questo tipo finiscano per selezionare non necessariamente i migliori talenti, ma chi è disposto ad accettare condizioni meno favorevoli.
Nel frattempo, l’Inps prosegue nel suo tentativo di aggiornare il proprio linguaggio comunicativo, cercando un dialogo più diretto con le nuove generazioni. Un obiettivo legittimo, forse necessario, in un contesto in cui la distanza tra istituzioni e cittadini più giovani appare sempre più marcata. Ma la domanda che resta aperta è se sia possibile costruire questo ponte senza riconoscere un valore economico al lavoro creativo che lo rende possibile.









