Aurelio e Luigi De Laurentiis indagati per bancarotta fraudolenta del Bari e false comunicazioni sociali: perquisizioni della Finanza nelle sedi di Bari e Napoli

Aurelio e Luigi De Laurentiis indagati per bancarotta fraudolenta del Bari e false comunicazioni sociali: perquisizioni della Finanza nelle sedi di Bari e Napoli

Aurelio e Luigi De Laurentiis indagati per bancarotta fraudolenta del Bari e false comunicazioni sociali: perquisizioni della Finanza nelle sedi di Bari e Napoli

La Guardia di Finanza ha perquisito le sedi della SSC Bari, della SSC Napoli e della Filmauro nell’ambito di un’indagine della Procura di Bari che coinvolge Aurelio e Luigi De Laurentiis. L’ipotesi degli inquirenti è quella di bancarotta fraudolenta, con contestazioni che comprendono anche il falso in bilancio e le false comunicazioni sociali. Al centro dell’inchiesta ci sarebbe la gestione economica del Bari e, in particolare, alcune operazioni di mercato considerate decisive per la ricostruzione dei conti del club pugliese.

Il nome che ricorre con maggiore insistenza nel fascicolo è quello di Elia Caprile. La cessione del portiere dal Bari al Napoli, avvenuta per 2,2 milioni di euro, è uno dei cardini dell’indagine. Secondo la ricostruzione riportata, proprio quell’operazione sarebbe stata utilizzata come snodo per valutare la tenuta dei bilanci e l’eventuale presenza di plusvalenze gonfiate o comunque costruite in modo da incidere in maniera rilevante sulla rappresentazione contabile della società barese.

Le perquisizioni

Le perquisizioni sono scattate nella mattinata di martedì 7 luglio e hanno riguardato le sedi della SSC Bari, della SSC Napoli e della Filmauro a Roma. L’operazione è stata disposta dalla Procura di Bari e condotta dalla Guardia di Finanza. L’intervento ha coinvolto anche alcuni dirigenti sportivi e un procuratore, citati nel quadro delle verifiche ma non indicati tra gli indagati.

Nel dettaglio, le verifiche hanno interessato Ciro Polito, Cristiano Giuntoli, Mauro Meluso e Graziano Battistini. I primi tre sono stati direttori sportivi, mentre Battistini è un procuratore ed ex portiere.

Le attività investigative si sono concentrate su bilanci, note integrative e relazioni sulla gestione della società barese. La Guardia di Finanza, sempre secondo quanto hai riportato, ha sottolineato come dagli approfondimenti e dalle consulenze tecniche emergerebbe una situazione di forte sofferenza finanziaria del Bari, con perdite sistemiche per circa 30 milioni di euro tra il 2019 e il 2025.

Gli indagati

Gli indagati sono Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli e legale rappresentante della Filmauro, e Luigi De Laurentiis, amministratore unico della SSC Bari. Nei loro confronti la Procura barese ipotizza più fattispecie di reato: bancarotta fraudolenta patrimoniale impropria, false comunicazioni sociali e altre ipotesi connesse alla gestione societaria.

La contestazione principale riguarda il fatto che la SSC Bari sarebbe risultata gravata da un rilevante deficit patrimoniale e da una consistente esposizione debitoria, in assenza di un piano di riequilibrio ritenuto concreto. L’indagine dunque non si limita a fotografare una crisi economica, ma prova a capire se quella crisi sia stata aggravata o falsamente rappresentata attraverso operazioni societarie e contabili.

L’ipotesi di bancarotta non nasce quindi da un episodio isolato, ma da un quadro più ampio di presunta fragilità strutturale del club.

Il caso Caprile

La cessione di Elia Caprile rappresenta uno dei passaggi più delicati dell’inchiesta perché, secondo la ricostruzione emersa dagli atti, si inserisce dentro una sequenza di operazioni che avrebbe avuto effetti rilevanti sia sul piano sportivo sia su quello contabile. Il Bari aveva acquistato il cartellino del portiere dal Leeds FC, riconoscendo anche premi collegati a un eventuale futuro valore di rivendita, e successivamente lo aveva ceduto al Napoli per 2,2 milioni di euro nel luglio 2023. Il punto contestato dagli investigatori riguarda l’assenza di una clausola che permettesse al Bari di partecipare a un futuro incremento di valore del giocatore, una scelta che, alla luce degli sviluppi successivi, assume un peso particolare.

Caprile, infatti, dopo il passaggio al Napoli, è stato prima girato in prestito all’Empoli e poi ceduto a titolo definitivo al Cagliari per circa 8 milioni di euro. Questo significa che il valore del portiere è cresciuto sensibilmente rispetto alla cifra pagata dal club partenopeo al Bari, generando un margine economico molto più ampio. Proprio questo divario è al centro dell’attenzione degli inquirenti, perché l’ipotesi è che il Bari, pur avendo contribuito nella fase iniziale alla valorizzazione del calciatore, non abbia ottenuto alcuna tutela sul possibile guadagno futuro.

In questo quadro si collocano anche i nominativi raggiunti dalle perquisizioni in relazione a questa vicenda. Gli accertamenti hanno riguardato i direttori sportivi Ciro Polito per il Bari, Cristiano Giuntoli fino al giugno 2023 e Mauro Meluso da luglio 2023 a maggio 2024 per il Napoli, oltre al procuratore sportivo di Caprile, Graziano Battistini. La loro posizione è rilevante non perché siano indicati come indagati, ma perché possono aiutare gli inquirenti a ricostruire come è stata trattata l’operazione, chi ha partecipato alle trattative e in che modo si è arrivati alla definizione finale della cessione.

Le posizioni societarie

Secondo quanto si legge nel decreto di perquisizione, gli accertamenti avrebbero fatto emergere un grave squilibrio economico-patrimoniale della SSC Bari, tale da compromettere la continuità aziendale e da spingere la Procura a chiedere l’apertura della procedura di liquidazione giudiziale per l’insolvenza del club. Dalle consulenze richiamate negli atti risulterebbe che il patrimonio netto del Bari sia negativo a partire dal 2022, a causa di perdite d’esercizio continue e sistemiche registrate senza interruzione dal 2019 al 2024. Nei bilanci precedenti, tra il 2019 e il 2021, il patrimonio netto sarebbe rimasto positivo solo grazie a interventi straordinari del socio unico Filmauro, tra cui un versamento di circa 4,5 milioni nel 2020, la rivalutazione del marchio per 5,3 milioni nel 2021 e alcune rinunce a crediti vantati dallo stesso socio unico, legati sia a finanziamenti sia a rapporti commerciali.

In questo quadro si inserisce anche la proposta dell’organo amministrativo di rinviare la copertura della perdita dell’esercizio 2021, pari a quasi 7,5 milioni di euro, alla data di approvazione del bilancio 2026. La scelta sarebbe stata resa possibile dalla normativa introdotta con il cosiddetto decreto liquidità del 2020, che durante l’emergenza Covid ha sospeso alcuni obblighi di riduzione del capitale sociale in presenza di perdite inferiori al minimo legale. L’inchiesta si intreccia dunque con la situazione finanziaria del Bari e con gli accertamenti sui suoi bilanci, che sono al centro delle perquisizioni eseguite dalla Guardia di Finanza nelle sedi della SSC Bari, della SSC Napoli e della Filmauro.

La vicenda assume un peso particolare anche per i ruoli diversi ma collegati dei due De Laurentiis. Luigi De Laurentiis è amministratore unico della SSC Bari, mentre Aurelio De Laurentiis è presidente del Napoli e legale rappresentante della Filmauro. La presenza di questi tre soggetti nello stesso fascicolo suggerisce agli inquirenti non una singola operazione isolata, ma un possibile intreccio tra società diverse, documenti contabili e scelte gestionali che potrebbero aver inciso sui rispettivi bilanci. Per questo le verifiche non si limitano alla cessione di un calciatore o a un singolo bilancio, ma puntano a ricostruire se le operazioni siano state coerenti con l’autonomia effettiva dei soggetti coinvolti e con la correttezza delle valutazioni economiche che le hanno accompagnate.

La richiesta di liquidazione giudiziale

L’indagine nascerebbe anche da una richiesta di liquidazione giudiziale del Bari calcio avanzata dalla Procura. A ciò si aggiunge una consulenza tecnica depositata a maggio, dopo la retrocessione in Serie C. Questo passaggio aiuta a capire perché la Procura abbia deciso di approfondire i documenti societari e le operazioni di mercato.

La liquidazione giudiziale rappresenta un passaggio molto serio nella crisi di un’impresa, perché interviene quando la situazione economica appare compromessa al punto da rendere insufficiente ogni prospettiva ordinaria di riequilibrio. Se a questa condizione si sommano possibili irregolarità contabili, il quadro investigativo diventa ancora più rilevante.

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