Il ministero dell’Istruzione è finito al centro di una polemica dopo la seconda prova di maturità dei licei musicali, svolta il 19 giugno, a causa di uno spartito fornito agli studenti che si è rivelato pieno di errori e dalla provenienza incerta. La traccia chiedeva l’analisi del brano L’Ondine della compositrice francese Cécile Chaminade, ma il materiale consegnato presentava imprecisioni anche evidenti: note sbagliate, accordi alterati, battute non corrispondenti all’originale e passaggi trasposti di un’ottava. Errori che, secondo molti maturandi, hanno compromesso lo svolgimento della prova, facendo perdere tempo e concentrazione e generando confusione proprio nella fase più delicata dell’esame.
Le segnalazioni sono arrivate inizialmente dagli studenti stessi. Tra queste, quella di Matteo Di Massa, 19 anni, che in un post sui social ha evidenziato una ventina di anomalie nello spartito. La sua denuncia è stata rapidamente confermata da altri candidati e anche da docenti di liceo musicale, alcuni dei quali hanno contattato direttamente il ministero. Il problema è emerso soprattutto confrontando lo spartito con la traccia audio fornita durante l’esame: le discrepanze tra i due materiali erano tali da rendere difficile un’analisi armonica coerente, ovvero proprio l’obiettivo della prova.
Le responsabilità del ministero e i dubbi sulle fonti
Secondo due direttori d’orchestra, Giulio Prandi e Giacomo Biagi, gli errori non sono affatto marginali e ricordano piuttosto quelli tipici di una trascrizione amatoriale, non adatta a un contesto accademico. Il rischio, spiegano, è che gli studenti abbiano interpretato le incongruenze come scelte stilistiche della compositrice, forzando l’analisi o mettendo in dubbio la propria preparazione. Un meccanismo che, in altre discipline, equivarrebbe a chiedere l’analisi di un testo letterario con versi alterati o grammaticalmente scorretti, disorientando chi lo legge.
Il ministero dell’Istruzione ha riconosciuto l’errore, ma ha cercato di ridimensionarne la portata, confermando la validità della prova e annunciando generiche “iniziative di competenza” nei confronti dei responsabili. Nel frattempo, sul sito istituzionale è stato pubblicato uno spartito corretto, diverso da quello distribuito durante l’esame. Una mossa che, secondo alcuni osservatori, sembra più un tentativo di correre ai ripari che una presa di responsabilità trasparente, soprattutto perché la correzione è arrivata solo dopo le segnalazioni pubbliche.
La ricostruzione fornita dal ministero solleva ulteriori dubbi. In origine, lo spartito previsto sarebbe stato corretto, ma ad aprile sarebbe stato sostituito con un’altra versione per ottenere un formato PDF “aperto”, presumibilmente modificabile, necessario – secondo quanto dichiarato – anche per esigenze legate a una studentessa ipovedente. Questa nuova versione, poi distribuita a tutti i candidati, sarebbe stata giudicata “identica e anzi migliore” da chi ha redatto la prova. Una valutazione che appare difficilmente conciliabile con la presenza di errori così evidenti e con l’annuncio di possibili provvedimenti disciplinari.
Resta inoltre poco chiara la provenienza dello spartito. Diversi studenti hanno fatto notare che la versione utilizzata coincide con una disponibile su MuseScore, una piattaforma online dove gli utenti possono caricare liberamente spartiti senza particolari controlli di qualità. Nel mondo musicale, queste risorse sono considerate utili per consultazioni rapide, ma generalmente inaffidabili per utilizzi ufficiali, accademici o professionali. Se confermata, questa circostanza solleverebbe un problema non solo tecnico, ma anche metodologico: l’uso di fonti non verificate in un contesto educativo istituzionale.
Le conseguenze politiche e il malcontento
Proprio questo aspetto è stato sottolineato anche da Prandi e Biagi, secondo cui l’episodio rappresenta un errore grave sul piano didattico. La scuola, osservano, dovrebbe insegnare agli studenti a distinguere tra fonti affidabili e non affidabili, soprattutto in un’epoca in cui i materiali digitali sono facilmente accessibili ma non sempre attendibili. L’utilizzo di uno spartito di dubbia origine in un esame di Stato rischia quindi di trasmettere un messaggio opposto rispetto agli obiettivi formativi.
La vicenda ha assunto anche una dimensione politica. Irene Manzi, responsabile scuola del Partito Democratico, ha annunciato la presentazione di un’interrogazione parlamentare al ministro Giuseppe Valditara per fare chiarezza sull’accaduto. Al centro delle richieste ci sono le responsabilità nella scelta del materiale, i criteri di verifica adottati e le eventuali conseguenze per gli studenti coinvolti.
Nel frattempo, tra i maturandi resta il malcontento. Molti ritengono che la gestione dell’errore sia stata superficiale e che le difficoltà incontrate durante la prova non siano state adeguatamente riconosciute. In un esame che dovrebbe valutare competenze e preparazione, l’uso di un materiale impreciso ha finito per introdurre un elemento di casualità, minando la fiducia nella correttezza della valutazione.








