Germania contro Spagna: “Usano i fondi UE per pagare le loro pensioni”. Ma la realtà è diversa

Germania contro Spagna: “Usano i fondi UE per pagare le loro pensioni”. Ma la realtà è diversa

Germania contro Spagna: “Usano i fondi UE per pagare le loro pensioni”. Ma la realtà è diversa

Negli ultimi giorni in Germania è esplosa una polemica politica contro il governo spagnolo di Pedro Sánchez. Alcuni media tedeschi, insieme ad ambienti vicini alla CDU, storico partito conservatore tedesco, e ad AfD, formazione della destra euroscettica, hanno accusato Madrid di aver utilizzato i fondi europei del Next Generation EU per finanziare pensioni e welfare corrente.

La narrazione circolata soprattutto nei giornali conservatori tedeschi è semplice e molto efficace dal punto di vista politico: i contribuenti tedeschi starebbero pagando le pensioni degli spagnoli attraverso il debito comune europeo creato durante la pandemia. Una tesi che ha immediatamente alimentato lo scetticismo di parte dell’opinione pubblica tedesca verso nuovi strumenti fiscali comuni europei.

Eppure, guardando meglio i documenti e le ricostruzioni giornalistiche, la situazione appare molto più complessa. Non esistono infatti prove del fatto che Bruxelles abbia formalmente trasferito denaro alla Spagna “per pagare le pensioni”. La questione riguarda piuttosto meccanismi di riallocazione del bilancio pubblico e l’utilizzo della flessibilità consentita in circostanze eccezionali.

Secondo quanto riportato da Il Foglio, la polemica nasce da una segnalazione della Corte dei Conti spagnola, successivamente amplificata dall’opposizione di centrodestra spagnola e poi rilanciata in Germania.

Cosa ha realmente contestato la Corte dei Conti spagnola

Nel rapporto sul Conto generale dello Stato, il Tribunal de Cuentas spagnolo avrebbe evidenziato che nel 2024 il governo ha utilizzato circa 2,4 miliardi di euro di fondi europei per coprire spese considerate “ineludibili” nel comparto della Sicurezza sociale, incluse le pensioni. Secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, il “problema” si sarebbe ripresentato anche nel 2025, con cifre ancora più elevate.

Tuttavia il punto centrale è spesso raccontato in modo fuorviante. La Corte dei Conti non avrebbe accusato apertamente il governo spagnolo di aver violato le regole europee o di aver usato illegalmente i fondi del Recovery Fund. Piuttosto, avrebbe sollevato dubbi sulla giustificazione giuridica e contabile di alcuni spostamenti di bilancio effettuati dal governo Sánchez.

In altre parole, Madrid avrebbe utilizzato fondi europei per coprire determinate spese previste dal bilancio statale, liberando così risorse nazionali che sono poi finite indirettamente anche in altre aree della spesa pubblica, comprese pensioni e welfare. Ma questo è molto diverso dal dire che l’Unione Europea abbia inviato denaro direttamente per finanziare assegni pensionistici.

La stessa Commissione europea non ha parlato di violazioni conclamate delle regole del Next Generation EU. Secondo quanto riportato da diversi media europei, Bruxelles non avrebbe aperto alcuna procedura formale contro Madrid.

Un funzionario di Madrid ha respinto le accuse con una frase diventata simbolica della polemica: “La Germania non paga le nostre pensioni”.

Dietro la polemica c’è lo scontro sul debito comune europeo

La controversia, in realtà, va ben oltre la contabilità pubblica spagnola. Dietro lo scontro emerge infatti una questione molto più ampia: il futuro del debito comune europeo.

Durante la pandemia, il programma Next Generation EU ha rappresentato una svolta storica per l’Unione Europea. Per la prima volta Bruxelles ha emesso debito comune su larga scala per finanziare investimenti e sostenere la ripresa economica. Una scelta sostenuta con forza dai paesi del Sud Europa, tra cui Italia e Spagna, ma accettata con molte resistenze in altri paesi come la Germania

Oggi il timore di una parte della politica tedesca è che questo strumento possa diventare permanente. Per questo motivo ogni sospetto di utilizzo “disinvolto” dei fondi europei viene immediatamente trasformato in un caso politico.

Secondo la ricostruzione del Foglio, la reazione tedesca sarebbe anche la manifestazione di una crescente diffidenza verso la proposta di rinnovare strumenti simili al Next Generation EU per finanziare altre priorità comuni europee, come difesa, transizione energetica o sicurezza industriale.

La vicenda spagnola diventa quindi una battaglia simbolica. Per i conservatori tedeschi rappresenterebbe la prova che il debito comune rischia di trasformarsi in un trasferimento permanente verso i paesi mediterranei. Per Madrid, invece, le accuse sarebbero soprattutto uno strumento di pressione politica interna ed europea.

Una altra questione poco discussa

C’è poi un altro elemento spesso trascurato nel dibattito ed è la situazione politica in Spagna.

Il governo Sánchez governa infatti da anni in una situazione parlamentare estremamente fragile, sostenuto da una maggioranza eterogenea che dipende anche dai partiti indipendentisti catalani. Inoltre la Spagna non approva una nuova legge di bilancio completa dal 2022 e continua a operare con proroghe e aggiustamenti contabili.

È proprio questa situazione politica instabile che avrebbe spinto il governo a utilizzare maggiore flessibilità nei movimenti di bilancio, sfruttando gli spazi consentiti dall’emergenza e dalla presenza dei fondi europei.

Questo non significa necessariamente che Madrid abbia infranto le regole europee. Significa però che il Recovery Fund, nato come strumento straordinario per finanziare investimenti e riforme, si è inevitabilmente intrecciato con le tensioni della politica fiscale nazionale.

La polemica dunque non dimostra che “i tedeschi pagano le pensioni spagnole”. Mostra piuttosto quanto sia delicato il compromesso politico dietro il debito comune europeo. Quando più paesi condividono strumenti fiscali e finanziari, cresce anche il livello di diffidenza reciproca sui modi in cui quelle risorse vengono utilizzate.

Ed è proprio questo il vero tema che oggi divide l’Europa.

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