Putin teme attentati verso di lui e ha rafforzato la sicurezza personale

Negli ultimi mesi, il presidente russo Vladimir Putin avrebbe rafforzato in modo significativo le misure di sicurezza attorno alla propria persona. Secondo un rapporto di intelligence europea, citato da testate internazionali tra cui CNN e Financial Times, il leader del Cremlino temerebbe sempre più seriamente un tentativo di assassinio o un colpo di stato interno.

Le informazioni disponibili non chiariscono quale agenzia abbia prodotto il rapporto, ma il contenuto appare coerente con un trend già osservato negli ultimi anni: un crescente isolamento politico e personale del presidente russo. Il rafforzamento della sicurezza non si limiterebbe alle tradizionali misure di protezione, ma coinvolgerebbe anche la vita quotidiana della sua cerchia più stretta.

Secondo queste fonti, Putin avrebbe ordinato l’installazione di sistemi di sorveglianza nelle abitazioni dei suoi collaboratori più fidati, inclusi membri dello staff apparentemente marginali come cuochi, fotografi e guardie del corpo. A questi sarebbe inoltre vietato utilizzare dispositivi con accesso a internet o mezzi pubblici quando sono in contatto diretto con il presidente.

Il fattore sicurezza: tra attacchi mirati e guerra in Ucraina

Una parte rilevante di questo irrigidimento sarebbe riconducibile a eventi recenti. In particolare, l’uccisione a Mosca del generale Fanil Sarvarov nel dicembre 2025 avrebbe rappresentato un punto di svolta. Il generale, figura chiave nell’addestramento dell’esercito russo, sarebbe stato probabilmente eliminato dai servizi segreti ucraini (SBU), anche se l’operazione non è mai stata ufficialmente rivendicata.

L’episodio ha esposto fragilità significative all’interno dell’apparato di sicurezza russo, generando tensioni tra intelligence e vertici militari. Secondo il rapporto, proprio dopo questo evento Putin avrebbe deciso di estendere le misure di sicurezza non solo a sé stesso, ma anche a una decina di alti ufficiali.

A questi fattori si aggiungono altre operazioni che avrebbero contribuito ad alimentare il clima di sospetto. Tra queste, l’attacco coordinato dell’esercito ucraino contro basi aeree in territorio russo nel 2024 e, più recentemente, la cattura lampo del presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti. Quest’ultimo episodio, in particolare, avrebbe dimostrato come anche leader apparentemente solidi possano essere vulnerabili a operazioni rapide e coordinate.

Nel complesso, la guerra in Ucraina non è solo un conflitto militare, ma anche un potente fattore di destabilizzazione interna. La crescente capacità operativa ucraina, inclusi attacchi con droni e operazioni mirate, avrebbe aumentato la percezione di rischio personale da parte del presidente russo.

Bunker, propaganda e riduzione delle apparizioni pubbliche

Uno degli elementi più evidenti di questo cambiamento è la riduzione delle apparizioni pubbliche di Putin. Sebbene continui a partecipare a incontri ufficiali – come quello recente con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi – il numero complessivo di eventi sarebbe in calo.

Parallelamente, il Cremlino farebbe un uso crescente di immagini d’archivio per mantenere una presenza costante nei media, evitando di alimentare speculazioni su una possibile assenza del leader. È una strategia comunicativa che richiama pratiche già viste in altri regimi autoritari, dove l’immagine del leader deve rimanere stabile anche quando la realtà è più incerta.

Secondo il rapporto, Putin trascorrerebbe sempre più tempo in un bunker situato nella regione di Krasnodar, oltre mille chilometri a sud di Mosca. Da lì, gestirebbe gran parte delle attività tramite incontri da remoto, limitando gli spostamenti verso residenze ufficiali considerate più esposte.

Anche alcune decisioni simboliche sembrano coerenti con questo contesto di maggiore attenzione alla sicurezza. Le autorità russe hanno annunciato che la parata del 9 maggio – che celebra la vittoria sovietica nella Seconda guerra mondiale – si svolgerà senza la tradizionale esposizione di alcuni sistemi militari pesanti. La modifica del programma è stata motivata ufficialmente con ragioni organizzative e di sicurezza. Diversi analisti osservano che, alla luce dei precedenti attacchi con droni in territorio russo, la riduzione della componente militare visibile può contribuire a limitare potenziali rischi durante un evento altamente simbolico e mediatico.

Paranoia o razionalità?

Attribuire se questo atteggiamento è una “paranoia” o no è difficile da verificare in modo oggettivo. È però documentato che, negli ultimi anni, Vladimir Putin abbia progressivamente rafforzato le misure di sicurezza personali e ridotto le occasioni di contatto diretto con interlocutori esterni. Durante la pandemia di Covid-19, ad esempio, incontri con il presidente richiedevano spesso periodi di quarantena preventiva, una pratica riportata da diverse fonti internazionali.

Diversi analisti sottolineano inoltre come il processo decisionale al Cremlino si sia progressivamente concentrato in una cerchia ristretta di consiglieri, composta in larga parte da figure provenienti dai servizi di sicurezza e dall’apparato militare. Tra queste viene spesso citato Sergei Shoigu, considerato per anni uno degli alleati più vicini al presidente. Secondo alcune ricostruzioni basate su fonti di intelligence, anche all’interno di questa cerchia non mancherebbero tensioni e diffidenze.

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