Nel pieno della guerra contro l’Ucraina, ormai entrata nel suo quinto anno, la Russia accelera sulla trasformazione del proprio sistema educativo. A partire dal prossimo anno accademico, tutte le scuole introdurranno una nuova materia obbligatoria: “Cultura spirituale e morale della Russia”, ribattezzata in modo più evocativo come “Dna della Russia”.
L’annuncio è arrivato direttamente dal ministro dell’Istruzione Sergei Kravtsov, che ha presentato il corso come uno strumento per rafforzare l’identità nazionale delle nuove generazioni. L’obiettivo dichiarato è chiaro: formare negli adolescenti una visione del mondo radicata nei cosiddetti valori tradizionali russi. Tuttavia, guardando ai contenuti, emerge con chiarezza un altro obiettivo: orientare ideologicamente le nuove generazioni. Il programma non si limita a educazione civica o storia nazionale. Include concetti come patriottismo, fede religiosa, servizio alla patria e responsabilità verso lo Stato, tutti declinati secondo una narrativa ufficiale. In altre parole, non si tratta semplicemente di insegnare cosa sia la Russia, ma di insegnare cosa significhi essere “un buon cittadino russo” secondo il potere politico.
La scuola come strumento politico del Cremlino
La riforma nasce su impulso diretto del presidente Vladimir Putin e riguarda studenti tra gli 11 e i 13 anni, un’età cruciale nello sviluppo dell’identità personale. È proprio in questa fase che i ragazzi iniziano a costruire il proprio sistema di valori e a interrogarsi sul loro ruolo nella società.
Inserire in questo momento un insegnamento strutturato e centralizzato sui “valori corretti” significa esercitare un’influenza profonda e duratura. Non è un caso che il programma preveda lo studio di figure selezionate dallo Stato, inclusi protagonisti della guerra in Ucraina, presentati come modelli morali.
Questo approccio non è isolato, ma parte di una strategia più ampia. Dal 2022, le scuole russe hanno introdotto le cosiddette “Conversazioni sulle cose importanti”, lezioni extracurriculari dedicate al patriottismo e alla narrazione ufficiale del conflitto. Ora queste iniziative vengono istituzionalizzate e rese parte integrante del curriculum.
Meno lingue straniere, più identità nazionale
Parallelamente all’introduzione del “Dna della Russia”, il ministero ha deciso di ridurre il tempo dedicato allo studio delle lingue straniere. Nelle classi dalla quinta alla settima, l’insegnamento sarà limitato a due ore settimanali.
La motivazione ufficiale è l’“ottimizzazione del carico scolastico”. Tuttavia, il segnale politico è difficile da ignorare. In un contesto internazionale sempre più polarizzato, la riduzione delle lingue straniere può essere letta come un passo verso una maggiore chiusura culturale e una minore esposizione a influenze esterne.
Dalla scuola materna alle superiori: una strategia sistemica
La trasformazione del sistema educativo russo non si limita alle scuole medie. A partire da quest’anno, anche le scuole dell’infanzia saranno coinvolte in questo processo.
Le già esistenti “Conversazioni sulle cose importanti” vengono estese ai bambini più piccoli, con una nuova denominazione: “Giochi gentili”. Dietro il nome apparentemente innocuo, resta l’obiettivo di trasmettere fin dalla prima infanzia valori culturali e patriottici coerenti con la linea del governo.
Questa estensione verticale – dalla scuola materna fino alle superiori – suggerisce un approccio sistemico, in cui l’educazione viene utilizzata come leva per consolidare una narrativa nazionale condivisa.









