Israele demolisce il sud del Libano: oltre 1.400 edifici distrutti nonostante il cessate il fuoco

Nonostante un cessate il fuoco formalmente concordato con il governo del Libano, Israele mantiene una presenza militare stabile nel sud del Paese, in un’area che si estende fino a circa 20 chilometri oltre la linea di demarcazione non ufficiale tra i due Stati.

Questa fascia territoriale si trova a sud del fiume Litani ed è stata ribattezzata “linea gialla”. Secondo gli accordi, rappresenterebbe il limite operativo per le forze israeliane. Tuttavia, all’interno di quest’area le operazioni militari non si sono fermate con il cessate il fuoco, ma si sono trasformate in una campagna sistematica di demolizioni.

Dopo l’inizio delle ostilità, innescate anche dai lanci di razzi da parte di Hezbollah verso il territorio israeliano, l’esercito israeliano ha progressivamente ampliato la zona sotto controllo, ordinando l’evacuazione dei civili e spingendosi fino al fiume Zahrani, circa 40 chilometri all’interno del Libano.

Demolizioni sistematiche: i dati e le evidenze satellitari

Le demolizioni nel sud del Libano non sono un fenomeno sporadico. Secondo un’analisi di BBC basata su immagini satellitari verificate, dall’inizio del conflitto sono stati distrutti oltre 1.400 edifici. Il dato è considerato prudenziale e potrebbe sottostimare l’entità reale della distruzione.

Le strutture colpite includono abitazioni private, edifici pubblici, scuole e moschee. In molti casi, interi villaggi sono stati rasi al suolo prima attraverso bombardamenti e successivamente tramite demolizioni controllate con mezzi pesanti come bulldozer ed escavatori.

Anche asset sensibili non sono stati risparmiati. Il quartier generale della missione di peacekeeping delle Nazioni Unite, UNIFIL, situato a Naqura, ha riportato danni durante le operazioni. Questo elemento contribuisce ad aumentare la pressione diplomatica internazionale sulla gestione del conflitto.

Sul piano umanitario, l’impatto è significativo. Più di un milione di persone sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni. Dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco, migliaia di sfollati hanno tentato di rientrare nelle aree di origine, trovando spesso infrastrutture distrutte o condizioni di sicurezza ancora precarie.

Il ricorso a imprese private e la logica operativa

Un elemento documentato da fonti giornalistiche israeliane riguarda il coinvolgimento di imprese private nelle operazioni di demolizione. Secondo quanto riportato dal quotidiano Haaretz, alcune attività sarebbero state appaltate a ditte civili, già operative in precedenza anche nella Striscia di Gaza.

Le fonti citate indicano che, in alcuni casi, i lavoratori sarebbero remunerati in base al numero di edifici demoliti. Questo dettaglio, se confermato, evidenzia un modello operativo che introduce incentivi economici diretti all’intensificazione delle demolizioni.

Il coinvolgimento di soggetti privati non è inedito nei contesti di guerra, ma in questo caso assume una rilevanza particolare per la natura delle attività svolte e per il contesto civile in cui avvengono.

Parallelamente, le operazioni militari hanno incluso la distruzione di infrastrutture strategiche come ponti e collegamenti viari lungo i principali fiumi del Libano. L’obiettivo dichiarato è limitare la mobilità di Hezbollah, ma l’effetto concreto è anche quello di ostacolare i movimenti della popolazione civile e delle organizzazioni umanitarie.

Demolizioni sistematiche e diritto internazionale

La giustificazione ufficiale di Israele è la seguente: le demolizioni servono a impedire che Hezbollah utilizzi edifici civili come basi operative. Una logica militare che rientra nella dottrina della sicurezza preventiva.

Tuttavia, molti esperti di diritto internazionale sollevano dubbi rilevanti. Le demolizioni sistematiche di infrastrutture civili, soprattutto quando non direttamente legate a obiettivi militari, possono configurare violazioni delle Convenzioni di Ginevra. In alcuni casi, vengono definite con il termine “domicidio”, ossia la distruzione intenzionale delle abitazioni civili.

Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha dichiarato apertamente che il modello utilizzato nel sud del Libano è lo stesso adottato in città come Rafah e Beit Hanoun, nella Striscia di Gaza, entrambe pesantemente distrutte durante le operazioni militari.

Il 22 marzo, Katz ha ordinato all’esercito di “accelerare” le demolizioni, rafforzando l’impressione che si tratti di una strategia deliberata e non di un effetto collaterale del conflitto.

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