Gli Stati Uniti hanno deciso di estendere di altri 30 giorni una controversa deroga alle sanzioni sul petrolio russo, consentendo a Mosca di completare la vendita del greggio già caricato sulle petroliere fino al 16 maggio. La decisione, annunciata venerdì dal Dipartimento del Tesoro, rappresenta un’inversione rispetto alle dichiarazioni rilasciate solo pochi giorni prima dal segretario al Tesoro Scott Bessent, che aveva lasciato intendere che non ci sarebbe stata alcuna estensione.
Si tratta della seconda proroga consecutiva: una misura analoga, della durata di 30 giorni, era infatti già stata introdotta e poi scaduta l’11 aprile. In entrambi i casi, l’obiettivo dichiarato è stato quello di evitare shock improvvisi sull’offerta globale di petrolio, in un momento in cui il mercato energetico è sottoposto a tensioni straordinarie.
Questa scelta evidenzia una contraddizione crescente nella politica estera americana: da un lato, la volontà di mantenere pressione economica sulla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022; dall’altro, la necessità di contenere i prezzi dell’energia causati dal blocco dello strutto di Hormuz dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran
Il fattore Medio Oriente e lo shock dell’offerta
La vera chiave di lettura della decisione americana non è tanto Mosca quanto il Medio Oriente. L’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran ha portato alla chiusura dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi più cruciali per il commercio globale di petrolio. Circa un quinto del petrolio mondiale transita normalmente da questo stretto, e la sua chiusura ha avuto un impatto immediato sui prezzi e sulle aspettative dei mercati.
In questo contesto, il petrolio russo — già oggetto di sanzioni occidentali — è diventato improvvisamente una valvola di sicurezza per l’offerta globale. La Russia, paradossalmente, si trova quindi a beneficiare indirettamente di un conflitto in Medio Oriente
Sanzioni sul petrolio russo
Le sanzioni sul petrolio russo introdotte dagli Stati Uniti nel 2022 hanno avuto effetti rilevanti, ma non hanno mai rappresentato un embargo totale. Il sistema è stato progettato per limitare l’accesso della Russia ai mercati finanziari occidentali e ridurre i margini delle sue esportazioni energetiche, senza però interrompere completamente i flussi di petrolio.
In particolare, le misure prevedono il congelamento degli asset negli Stati Uniti e il divieto per cittadini e aziende americane di fare affari con entità russe. Inoltre, esercitano una pressione indiretta sui paesi terzi, minacciando l’esclusione dal sistema finanziario statunitense per le istituzioni coinvolte nel commercio di petrolio russo.
Un assist economico alla Russia
La decisione di estendere la deroga è stata duramente criticata. Il punto centrale è che, consentendo alla Russia di vendere petrolio già caricato, si permette a Mosca di incassare entrate aggiuntive che possono essere utilizzate per finanziare l’invasione dell’Ucraina.
Il tempismo della decisione è particolarmente delicato. Mentre il conflitto in Ucraina continua, la Russia si trova ora in una posizione relativamente favorevole anche sul fronte energetico globale.








