Olimpiadi invernali, quanto valgono le medaglie: dai premi in denaro fino a vincite in criptovalute

Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 non saranno soltanto una vetrina sportiva globale, ma anche una grande occasione economica per molti atleti. Dietro ogni medaglia, infatti, si nasconde un sistema di premi che varia sensibilmente da Paese a Paese. Se il Comitato Olimpico Internazionale non riconosce alcun compenso diretto per i podi, sono i governi e i comitati olimpici nazionali a stabilire quanto “vale” una medaglia. E le differenze, in Europa e nel mondo, possono essere enormi. Tra i casi più curiosi spicca quello della Polonia, che ha scelto di pagare parte dei premi anche in criptovalute.

Nessun premio dal Cio, ma conti aperti con gli Stati

È bene chiarirlo subito: il Cio non versa premi in denaro agli atleti olimpici. Vincere un oro, un argento o un bronzo non comporta automaticamente un assegno internazionale. Tutto dipende dalle politiche nazionali. Alcuni Paesi considerano la medaglia olimpica un investimento strategico e identitario, altri puntano su incentivi più contenuti, privilegiando forme di sostegno a lungo termine come borse di studio, pensioni sportive o agevolazioni fiscali.

A livello globale, esistono esempi estremi come Singapore, che arriva a offrire premi superiori ai 600 mila euro per una medaglia d’oro. In Europa, pur con cifre più moderate, le differenze restano marcate.

Italia, premi alti e tassazione agevolata

L’Italia si conferma tra i Paesi più generosi. Il Coni ha deciso di mantenere anche per Milano-Cortina gli stessi premi già previsti per Parigi 2024, quando furono distribuiti circa 10 milioni di euro grazie alle 40 medaglie conquistate dagli azzurri.

Il tariffario è chiaro e uniforme per tutte le discipline: 180 mila euro per l’oro, 90 mila per l’argento e 60 mila per il bronzo. Non esistono distinzioni tra sport individuali e di squadra. Un aspetto particolarmente favorevole riguarda la fiscalità. Trattandosi di Olimpiadi disputate in casa, è prevista una tassazione agevolata che riduce il prelievo rispetto all’aliquota ordinaria del 20 per cento, aumentando il valore netto dei premi per gli atleti.

Polonia, medaglie pagate anche in token digitali

Il sistema polacco è uno dei più originali in Europa. Le cifre sono già di per sé elevate: una medaglia d’oro può valere circa 750 mila zloty, pari a poco meno di 170 mila euro. L’argento si attesta intorno ai 135 mila euro, il bronzo supera i 100 mila. A questi importi si aggiungono bonus per allenatori e premi anche per chi chiude tra il quarto e l’ottavo posto.

La vera novità, però, è il metodo di pagamento. Una parte dei premi verrà erogata in criptovalute, attraverso token sviluppati in collaborazione con il Comitato Olimpico Polacco e la piattaforma zondacrypto. Gli atleti potranno scegliere se convertire immediatamente i token in valuta tradizionale o mantenerli come investimento digitale. Un modello già sperimentato con alcune atlete olimpiche negli ultimi anni e che rappresenta un unicum nel panorama europeo.

A completare il quadro c’è anche una pensione olimpica statale, garantita a vita dopo i 40 anni e il termine della carriera sportiva. Un assegno mensile che supera i 1.200 euro e viene rivalutato ogni anno.

Spagna e Grecia, premi sotto la soglia dei 100 mila euro

In Spagna, i premi sono più contenuti ma inseriti in un sistema strutturato. Una medaglia d’oro nelle competizioni individuali vale poco meno di 100 mila euro, mentre argento e bronzo scendono rispettivamente intorno ai 48 mila e ai 30 mila. Nei team, le cifre vengono suddivise tra gli atleti. Un elemento chiave del modello spagnolo sono le borse di studio olimpiche, che garantiscono un sostegno economico continuativo durante l’intero ciclo di preparazione quadriennale.

In Grecia, invece, gli importi sono fissati per legge e garantiscono una certa stabilità. L’oro vale 90 mila euro, l’argento 60 mila e il bronzo 50 mila. Un sistema semplice, prevedibile e privo di grandi oscillazioni.

Ungheria, bonus elevati e rendita a vita

L’Ungheria adotta uno dei modelli più generosi e strutturati. I premi una tantum sono elevati: per un oro si superano i 140 mila euro, con cifre significative anche per argento e bronzo. Ma il vero punto di forza è la rendita a vita, riconosciuta agli atleti medagliati a partire dai 35 anni.

Inoltre, il sistema ungherese prevede bonus anche per chi si classifica fino all’ottavo posto, ampliando la platea dei beneficiari e rafforzando l’idea di sostegno diffuso allo sport di alto livello.

Germania, premi più bassi ma esentasse

All’estremo opposto si colloca la Germania. I premi sono decisamente più modesti: circa 30 mila euro per l’oro, 20 mila per l’argento e 15 mila per il bronzo. Tuttavia, questi importi sono completamente esenti da imposte, un dettaglio che ne aumenta il valore reale.

Il modello tedesco punta meno sul premio immediato e più su un sistema di supporto continuativo attraverso fondazioni sportive, programmi di formazione e accompagnamento post-carriera.

Oltre il denaro: cosa conta davvero per gli atleti

Il premio in denaro è solo una parte della ricompensa olimpica. In molti Paesi, le medaglie aprono le porte a sponsorizzazioni, alloggi, automobili, programmi educativi e percorsi professionali agevolati. Spesso sono proprio questi benefici a lungo termine a incidere maggiormente sulla carriera e sulla vita di un atleta.

In vista di Milano-Cortina 2026, le Olimpiadi invernali promettono quindi non solo gloria sportiva, ma anche ritorni economici concreti. E, come dimostra il caso polacco, persino nuove frontiere digitali per premiare il successo olimpico.

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