Boom di app che aiutano a evitare i prodotti americani
In Danimarca fare la spesa è diventato anche un gesto politico. Negli ultimi giorni alcune app stanno scalando le classifiche di download perché promettono una cosa semplice: aiutare i consumatori a capire se ciò che mettono nel carrello arriva dagli Stati Uniti oppure no. Un successo che va letto nel clima teso tra Washington e Copenaghen, tornato al centro dell’attenzione dopo le nuove dichiarazioni di Donald Trump sulla Groenlandia.
Sempre più danesi vogliono sapere da dove provengono i prodotti che acquistano e, se possibile, preferire alternative locali o europee. Non tanto per un boicottaggio organizzato, quanto per una forma di scelta consapevole che passa dalla tecnologia.
UdenUSA, l’app che spiega cosa c’è davvero dietro un codice a barre
La più scaricata in assoluto in questi giorni è UdenUSA, che in danese significa letteralmente “Senza USA”. L’app è arrivata in cima all’App Store nazionale, superando anche ChatGPT. Il funzionamento è intuitivo: basta scansionare il codice a barre di un prodotto per scoprire il Paese di origine e, se si tratta di un bene legato agli Stati Uniti, l’app suggerisce alternative non americane.
Un elemento che ha contribuito al successo è la possibilità di creare un carrello virtuale con i prodotti selezionati. Gli sviluppatori, però, tengono a smorzare i toni. Jonas Pipper, uno dei creatori, ha spiegato alla tv pubblica DR Nyheder che l’obiettivo non è promuovere un boicottaggio politico, ma offrire trasparenza. Poi la scelta finale resta ai consumatori.
Made O’Meter e il dubbio su cosa sia davvero “americano”
Accanto a UdenUSA si è fatta strada anche Made O’Meter, stabilmente tra le prime cinque app più scaricate in Danimarca. In questo caso l’approccio è leggermente diverso: l’app prova a stimare quanto un prodotto, un’azienda o un servizio siano effettivamente “americani”, tenendo conto di proprietà, sede legale e catena di produzione.
Il tema, però, è più complesso di quanto sembri. Molti marchi globali hanno strutture ibride e filiere distribuite in più Paesi. Capire cosa sia davvero “made in USA” non è sempre immediato, e anche per questo gli esperti invitano a non sopravvalutare l’impatto economico di queste scelte.
L’impatto reale sul carrello è limitato, quello simbolico no
Secondo Louise Aggerstrøm Hansen, economista di Danske Bank, solo circa l’1% dei consumi alimentari in Danimarca proviene direttamente dagli Stati Uniti. Un dato che rende difficile misurare gli effetti concreti di un eventuale boicottaggio nei supermercati.
Eppure, il valore di queste app non è solo economico. Diversi ricercatori sottolineano l’aspetto psicologico: offrire alle persone la sensazione di poter agire, anche con piccoli gesti quotidiani, in risposta a una questione politica più grande.
La Groenlandia sullo sfondo e le proteste in piazza
Il contesto politico pesa. Dall’inizio di gennaio Trump ha rilanciato più volte l’idea di un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti nella gestione della Groenlandia, territorio autonomo sotto sovranità danese. Dopo il discorso di Davos e l’incontro con il segretario generale della Nato Mark Rutte, il tema è tornato centrale nel dibattito pubblico.
La scorsa settimana migliaia di persone sono scese in piazza sia in Danimarca sia in Groenlandia per protestare contro qualsiasi ipotesi di takeover americano dell’isola artica. In questo clima, anche una semplice app diventa uno strumento di espressione. Non cambia i rapporti di forza globali, ma racconta bene l’umore di una parte del Paese.






