Il Grand Egyptian Museum apre al mondo: Dopo un’attesa di vent’anni nasce il più grande museo della civiltà egizia

L’inaugurazione del Grande Museo Egizio di Giza

Dopo vent’anni di progetti, lavori interminabili e una lunga serie di rinvii, il Grande Museo Egizio di Giza (Grand Egyptian Museum, GEM) apre finalmente le sue porte. Situato alle porte del Cairo, a pochi chilometri dalle iconiche Piramidi e dalla Sfinge, rappresenta non solo il più grande museo egizio del mondo, ma anche uno dei più imponenti mai dedicati a una singola civiltà. Con i suoi 500 mila metri quadrati di superficie, il complesso supera per estensione tanto il Louvre quanto il British Museum, segnando una nuova epoca per l’archeologia e per il turismo egiziano.

Un progetto lungo vent’anni

L’idea di costruire un nuovo grande museo nacque nel 2002, durante la presidenza di Hosni Mubarak, con l’obiettivo di dare una casa moderna e adeguata alle immense collezioni di antichità egizie conservate fino ad allora al Museo del Cairo. L’apertura era inizialmente prevista per il 2012, ma una serie di fattori – instabilità politica, crisi economiche e la pandemia del 2020 – hanno ripetutamente rallentato i lavori. L’ultimo rinvio risaliva a luglio 2025, a causa dell’aggravarsi del conflitto a Gaza, ma ora l’attesa è finalmente terminata.

Alla cerimonia inaugurale partecipano oltre 60 capi di Stato e personalità culturali di tutto il mondo. L’evento ha un valore non solo simbolico, ma anche politico: il presidente Abdel Fattah al Sisi ha fatto del museo uno dei pilastri della sua strategia di promozione internazionale dell’Egitto e di rilancio del turismo nazionale, dopo anni di difficoltà.

Il museo dei record

Il GEM è un capolavoro di architettura contemporanea, progettato dallo studio irlandese Heneghan Peng. La struttura, costata oltre un miliardo di dollari, si estende per 470 mila metri quadrati e si integra armoniosamente con il paesaggio desertico circostante. Un ponte pedonale collega il museo direttamente al complesso delle Piramidi di Giza, permettendo ai visitatori di spostarsi facilmente tra il sito archeologico e le sale espositive.

Il cuore dell’edificio è l’immenso atrio, dominato dalla statua colossale di Ramses II, alta 12 metri e pesante 83 tonnellate. Rinvenuta nel 1820 vicino a Menfi dall’esploratore genovese Giovanni Battista Caviglia, la statua è stata trasportata negli anni Duemila dal centro del Cairo alla sua nuova dimora, dove accoglie oggi i visitatori come simbolo del legame tra passato e presente.

I tesori di Tutankhamon

Tra le attrazioni più attese c’è l’apertura delle Gallerie di Tutankhamon, dedicate interamente al “faraone bambino”. Per la prima volta nella storia, i 5.000 reperti rinvenuti nella tomba reale scoperta nel 1922 da Howard Carter a Luxor vengono esposti insieme, offrendo una visione completa e immersiva del suo regno e del suo mito.

In una galleria di oltre 7.000 metri quadrati, i visitatori potranno ammirare il celebre corredo funerario, restaurato e valorizzato grazie a moderne tecniche di conservazione. Spiccano il sarcofago dorato, la maschera funeraria in oro e lapislazzuli, i carri reali e i tre letti cerimoniali restaurati nel centro di conservazione interno al museo. La stessa maschera funeraria, danneggiata accidentalmente nel 2014 e poi restaurata nel 2015 da un’équipe tedesco-egiziana, brilla ora al centro della sala principale, restaurata con la precisione richiesta da un simbolo universale.

La barca solare di Cheope e altri capolavori

Accanto al corpo principale del museo, un edificio separato custodisce un’altra meraviglia: la barca solare di Cheope, vecchia di 4.600 anni. Rinvenuta nel 1954 accanto alla Grande Piramide, è considerata uno dei manufatti lignei più antichi e meglio conservati della storia. Simbolo del viaggio dell’anima del faraone nel regno dei morti, rappresenta uno dei fulcri del percorso museale.

Il museo ospita inoltre oltre 100.000 reperti, alcuni trasferiti dal museo del Cairo e altri provenienti da scavi recenti in necropoli come quella di Saqqara. La collezione abbraccia millenni di storia: dalla preistoria egiziana ai periodi tolemaico e romano, offrendo un viaggio completo nella civiltà del Nilo.

Tecnologia e didattica per il XXI secolo

L’amministratore delegato del museo, Ahmed Ghoneim, ha sottolineato la volontà di rendere l’esperienza accessibile e coinvolgente anche per i più giovani. Le sale sono arricchite da installazioni multimediali, realtà aumentata e percorsi interattivi che uniscono divulgazione e spettacolarità. Alcune gallerie offrono presentazioni in “realtà mista”, pensate per spiegare l’antico Egitto nel linguaggio visivo della Generazione Z.

Il museo dispone anche di spazi didattici – come il Museo per bambini – e di laboratori di restauro rivolti agli studiosi. Gli ambienti non accessibili al pubblico ospitano depositi visitabili dai ricercatori e moderni centri di conservazione, strategici per lo studio e la tutela del patrimonio.

Un volano per il turismo egiziano

Con oltre 15-20 mila visitatori attesi ogni giorno, il GEM è destinato a diventare il nuovo motore del turismo egiziano. L’obiettivo del governo è superare il record di visitatori registrato nel 2024, anno in cui l’Egitto aveva accolto oltre 15 milioni di turisti. La posizione strategica – a ridosso del nuovo aeroporto internazionale di Sphinx, a quaranta minuti dal Cairo – e la futura linea metropolitana in costruzione faciliteranno ulteriormente l’afflusso di visitatori.

L’investimento nel settore culturale e infrastrutturale è visto come parte di una strategia più ampia di rilancio economico. Per il presidente al Sisi, la riuscita del progetto è un segnale di stabilità e di orgoglio nazionale, un modo per riaffermare l’Egitto come custode del suo glorioso passato e promotore di un nuovo futuro.

Una nuova era per l’archeologia mondiale

Il Grande Museo Egizio non è solo un monumento architettonico, ma anche un simbolo di rinascita culturale. La sua apertura segna la conclusione di uno dei progetti museali più ambiziosi del XXI secolo, destinato a ridefinire gli standard dell’esposizione e della conservazione archeologica.

Secondo Zahi Hawass, archeologo e già ministro delle Antichità, il museo “è destinato a cambiare per sempre il modo in cui il mondo guarda all’antico Egitto”. Il GEM, afferma, “mostrerà al mondo la grandezza di una civiltà che ha saputo parlare al futuro”.

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