Nonostante gli investimenti, le compagnie assicurative italiane restano indietro nell’adozione dell’intelligenza artificiale, soprattutto quella generativa. Secondo un’indagine dell’Italian Insurtech Association, solo il 34% delle assicurazioni in Italia sta testando soluzioni basate su AI, contro il 51% del Regno Unito, il 48% della Germania e il 39% della Francia.
Investiti 50 milioni, ma mancano i risultati concreti
Nel 2024, 50 milioni di euro dei complessivi 1 miliardo investito in innovazione tecnologica sono stati destinati a progetti di AI generativa. Per il 2025, si prevede una crescita fino a 90 milioni su un totale di 1,2 miliardi. Ma i risultati sul campo scarseggiano: mancano casi d’uso reali e operativi.
Tre ostacoli principali: governance, competenze e regolamentazione
Simone Ranucci Brandimarte, presidente dell’Italian Insurtech Association, individua tre fattori principali che frenano il settore:
- Governance arretrata: sebbene la consapevolezza sull’AI sia cresciuta (dal 22% al 78% nel 2024), molte strutture decisionali non sono ancora pronte a supportarne l’adozione.
- Competenze carenti: il 76% degli operatori ritiene di non avere skill adeguate sull’intelligenza artificiale e il 62% delle compagnie non utilizza ancora soluzioni AI.
- Regolamentazione poco chiara: la mancanza di norme definite rallenta l’integrazione dell’AI, in particolare nei processi distributivi. Anche se l’adozione dell’AI nella distribuzione è cresciuta (dal 12% al 22%), resta ancora marginale.
L’Italia può recuperare?
Paradossalmente, l’Italia era partita bene sull’intelligenza artificiale non generativa (come il machine learning), applicandola con successo negli ultimi anni. Ora la sfida è portare l’AI generativa dai laboratori ai processi operativi. Le aspettative per il 2025 parlano di un’accelerazione, ma serve un cambio di passo deciso.






