Martedì sera il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha espresso il suo dissenso verso un emendamento al decreto fiscale che prevedeva un significativo aumento del finanziamento ai partiti tramite il meccanismo del 2xmille, dichiarando che non lo avrebbe approvato. La misura, in discussione al Senato, mirava a modificare la ripartizione delle imposte IRPEF destinate ai partiti politici, quasi raddoppiando il finanziamento totale.
La proposta e il suo impatto
L’emendamento era stato inizialmente proposto dal Partito Democratico (PD) e da Alleanza Verdi e Sinistra (AVS), poi riformulato dal governo. Nella sua versione definitiva, proponeva di ridurre il contributo individuale allo 0,2 per mille, ma prevedeva anche che la quota destinata ai partiti dai contribuenti non venisse più restituita allo Stato se non espressamente indicata, ma fosse redistribuita tra i partiti in base alle preferenze espresse.
Questa riforma avrebbe aumentato il finanziamento totale da circa 24 milioni di euro del 2023 a un massimo di 40 milioni di euro. Nel 2023 il PD è stato il partito che ha beneficiato maggiormente del 2xmille, incassando oltre 8 milioni di euro.
Le obiezioni di Mattarella
Secondo quanto riportato da diverse fonti, Mattarella si è opposto per tre ragioni principali:
- Mancanza di coerenza: Il presidente ha rilevato che l’emendamento era estraneo alla materia principale del decreto fiscale, il quale si occupa di misure urgenti in ambito tributario.
- Necessità di un provvedimento autonomo: Una modifica di tale portata, che incide sul meccanismo del 2xmille, richiederebbe una legge specifica e non un emendamento a un decreto-legge.
- Impatto sulle finanze pubbliche e sulla libertà dei contribuenti: Mattarella ha sottolineato che la misura avrebbe effetti negativi sulle finanze statali e limiterebbe la possibilità per i cittadini di decidere autonomamente come destinare le risorse pubbliche.
Il contesto: una riforma controversa
La proposta aveva suscitato divisioni tra gli stessi promotori. Il senatore Tino Magni (AVS) si era opposto alla riformulazione governativa dell’emendamento, mentre il PD aveva mantenuto una posizione interlocutoria.
Dal 2014, anno in cui il finanziamento pubblico diretto ai partiti è stato abolito con la legge n.13, i partiti possono contare esclusivamente sulle scelte dei contribuenti che destinano loro il 2xmille dell’IRPEF o su donazioni private. Questo sistema aveva sostituito il precedente meccanismo di rimborsi elettorali calcolati in base ai voti ottenuti, considerato eccessivo e spesso al centro di polemiche.
Il futuro della misura
Per ora, il tentativo di aumentare il finanziamento ai partiti attraverso il 2xmille sembra essere stato bloccato. Tuttavia, la discussione evidenzia una questione più ampia: l’esigenza di trovare un equilibrio tra il finanziamento pubblico trasparente dei partiti e il rispetto delle decisioni dei contribuenti.






