Il presidente conservatore del Paraguay, Santiago Peña, ha annunciato le dimissioni nel pieno della crisi innescata dal dissesto della banca digitale Ueno Bank. Ma le dimissioni non sono state accettate dalla Camera dei deputati, che ha invece approvato all’unanimità l’impeachment: una mossa volta a impedire che Peña, lasciando la presidenza, acquisisca automaticamente la carica di senatore a vita e con essa l’immunità parlamentare. Il Paese si trova così in un limbo istituzionale, con un presidente formalmente in carica ma politicamente paralizzato, un sistema finanziario sotto pressione e circa 3 milioni di clienti della Ueno Bank temporaneamente esclusi dai propri conti.
Un crollo che diventa crisi politica
La crisi è esplosa quando la Banca centrale del Paraguay ha stabilito che la Ueno Bank si trovava in una situazione finanziaria estremamente rischiosa, al limite del dissesto. L’istituto è stato quindi posto sotto sequestro e avviata una procedura di risoluzione: le filiali sono state chiuse, mentre prelievi, bonifici, depositi e operazioni online sono stati bloccati. Il provvedimento ha lasciato senza accesso ai risparmi circa 3 milioni di clienti, una cifra enorme in un Paese di circa 6,5 milioni di abitanti.
Il nodo tecnico è la solvibilità. Secondo la Banca centrale, il coefficiente di solvibilità della Ueno Bank — l’indicatore che misura il rapporto tra il capitale disponibile e i debiti — era inferiore alla metà del minimo legale. Le autorità hanno inoltre rilevato presunte irregolarità nella concessione di prestiti a società collegate al Grupo Vázquez, il conglomerato proprietario della banca, con finanziamenti ritenuti eccessivi e poco trasparenti.
La banca era nata nel 2021 come fintech digitale e si era trasformata in pochi anni in una delle realtà finanziarie più visibili del Paraguay, spesso paragonata a operatori come Nubank, Monzo o Revolut. Il suo modello mobile-first aveva attratto molti clienti poco serviti dalle banche tradizionali, offrendo pagamenti digitali, conti di risparmio e altri servizi finanziari.
I fondi pubblici e il rischio per i risparmiatori
La portata del problema non riguarda soltanto i risparmi privati. La Ueno Bank gestiva circa 850 milioni di dollari di fondi pubblici, compresi capitali di enti statali e organismi legati alle pensioni. Tra questi, una parte rilevante proveniva dall’Istituto di Previdenza Sociale (IPS), che gestisce le pensioni di gran parte dei lavoratori paraguaiani.
Secondo le informazioni disponibili, circa 32.000 pensionati ricevevano la pensione tramite la Ueno Bank. Le autorità hanno assicurato che gli assegni continueranno a essere erogati normalmente e che i conti di questi pensionati saranno trasferiti a un altro istituto bancario. L’IPS ha inoltre annunciato azioni legali per recuperare gli investimenti effettuati nella banca.
La Banca centrale ha avviato i rimborsi ai clienti, con un tetto di garanzia pari a 228,3 milioni di guaraní per persona, circa 34.000 euro. Secondo le stime preliminari, questa soglia dovrebbe coprire i risparmi di circa il 97 per cento dei correntisti. Chi possiede patrimoni superiori non ha invece la garanzia di un rimborso integrale. I primi pagamenti sono partiti nella notte tra giovedì e venerdì, prioritariamente per i clienti con depositi fino a 10 milioni di guaraní, senza debiti e con un conto attivo presso un’altra banca.
Le dimissioni di Peña e il videomessaggio
Poco dopo l’avvio della sessione della Camera dei deputati per l’impeachment, Peña ha comunicato le dimissioni. In un videomessaggio diffuso sul suo account X, il presidente ha dichiarato: «Sono convinto che nessun incarico può venire prima del benessere del Paraguay». Ha aggiunto: «Voglio scusarmi con il popolo se in qualche momento ho sbagliato», precisando di non aver mai voluto «tradire la fiducia» riposta in lui.
Il tono del messaggio è stato quello della resa politica, ma non dell’ammissione di responsabilità. Peña non ha infatti accettato alcuna colpa nella crisi bancaria, pur presentando le dimissioni come una scelta dettata dalla stabilità istituzionale, dalla pace sociale e dalla tutela dei risparmi dei paraguaiani. Per un presidente che nel 2023 era stato eletto come volto di rinnovamento del Partido Colorado, il crollo è stato brusco: aveva governato per tre anni e due mesi, dal 15 agosto 2023.
Perché il Congresso ha rifiutato le dimissioni
Il punto decisivo è giuridico. Se le dimissioni fossero state accettate, Peña sarebbe diventato senatore a vita: una carica senza voto, ma dotata di immunità parlamentare, che avrebbe potuto complicare o ritardare un eventuale processo penale. Per questo i deputati hanno rifiutato la lettera di dimissioni e hanno votato all’unanimità — 78 voti favorevoli su 78 abilitati — per proseguire l’impeachment.
La Camera ha formulato un’accusa articolata su cinque punti. Il primo riguarda conflitti di interessi, cooptazione dello Stato (ovvero l’influenza esercitata da interessi privati sulle istituzioni pubbliche, con il rischio che decisioni e regole vengano orientate a vantaggio di determinati gruppi economici anziché nell’interesse collettivo) e una presunta deregolamentazione delle regole sui “revolving door”, cioè i passaggi tra incarichi pubblici e privati, che avrebbe favorito la Ueno Bank. Il secondo riguarda la concentrazione dei fondi dell’IPS oltre i limiti applicabili e un presunto cattivo adempimento delle funzioni presidenziali.
Gli altri capi di imputazione riguardano il superamento dei limiti creditizi della banca, un presunto insabbiamento istituzionale da parte della Banca centrale e infine un indebito beneficio patrimoniale, con indizi di arricchimento illecito. Il Senato dovrà ora decidere se confermare la destituzione.
La sfida di Peña al Senato
Peña non ha accettato passivamente la manovra del Congresso. Ha annunciato che si presenterà al processo e che eserciterà il diritto di difesa «con argomenti e prove», nel rispetto della Costituzione e delle istituzioni della Repubblica. Ha precisato che non lo farà «per orgoglio personale», ma perché «rendere conto e dare spiegazioni è anche una responsabilità verso il popolo paraguaiano».
Il Senato si è riunito come tribunale politico e, secondo le stime delle autorità parlamentari, il procedimento potrebbe concludersi in una sola giornata, anche se non è escluso che si prolunghi. Nel frattempo il Paese vive una paradosso istituzionale: Peña resta formalmente presidente, ma nella pratica ha perso ogni autorità effettiva. Il vicepresidente Pedro Alliana non ha avviato una propria agenda di governo, restando in attesa dell’esito del processo.
Cartes, il Colorado e la battaglia interna
Dietro la crisi c’è anche una guerra interna al Partido Colorado, il partito che governa il Paraguay quasi ininterrottamente dal 1947, con la sola interruzione del 2008-2012. L’ex presidente Horacio Cartes, leader del partito, aveva allestito fin dal mattino un comando di potere parallelo presso la sede del Colorado, circondato dal vicepresidente Alliana, dall’ex presidente Nicanor Duarte Frutos e dal presidente del Congresso Basilio Núñez.
L’obiettivo di Cartes era far accettare le dimissioni di Peña e accelerare il giuramento di Alliana come nuovo presidente. Núñez avrebbe convocato una sessione congiunta delle due Camere per discutere l’accettazione delle dimissioni, invece di convocare direttamente il Senato per proseguire l’impeachment. Ma oppositori e dissidenti del Colorado hanno difeso il rifiuto delle dimissioni; quando i sostenitori di Cartes hanno capito di non avere i voti necessari, hanno abbandonato l’aula lasciandola senza quorum. Due ore dopo, il Senato ha comunque convocato la seduta per l’impeachment.
Chi è Santiago Peña
Peña è un economista conservatore, leader del Partido Colorado, eletto nel 2023 con circa il 43 per cento dei voti. Al momento dell’elezione aveva 44 anni ed era destinato a diventare il presidente più giovane del Paese dal 1989, l’anno della fine della dittatura di Alfredo Stroessner.
Il suo programma aveva promesso rinnovamento dentro e fuori dal partito, ma la sua presidenza è stata presto segnata da sospetti sui suoi legami economici. Peña ha dichiarato di essere stato azionista del Grupo Vázquez fino a marzo 2025, quando avrebbe venduto la propria quota. La Ueno Bank sostiene invece che il presidente non abbia mai avuto una relazione diretta con la banca come azionista o investitore.
Le accuse dell’opposizione parlano di conflitto di interessi, uso improprio dei fondi pensionistici e copertura istituzionale. Peña ha sempre respinto ogni suggeszione di legami impropri, descrivendo la vicenda come l’escalation politica di un problema inizialmente regolatorio, da affrontare in sede giudiziaria. I pubblici ministeri hanno però dichiarato che Peña è tra gli indagati per il fallimento della banca, anche se non è stato ancora convocato a testimoniare.
Il ruolo controverso della Banca centrale
Un altro elemento che ha alimentato la sfiducia è il passato del presidente della Banca centrale, Carlos Carvallo. Prima di essere nominato alla guida dell’istituto di vigilanza da Peña nel 2023, Carvallo era stato presidente della Ueno Bank dal 2021 al 2023. Questa sovrapposizione di ruoli ha sollevato dubbi sulla qualità della supervisione esercitata sulla banca durante la sua rapida espansione.
Carvallo si è dimesso martedì, dopo che la Banca centrale aveva disposto la risoluzione della Ueno Bank. Ha però dichiarato che resterà alla guida dell’istituto fino alla conclusione della procedura, cioè finché le attività più importanti della banca non saranno trasferite ad altri istituti e quelle residue liquidate. La Banca centrale ha negato l’esistenza di un conflitto di interessi, affermando che Carvallo si era astenuto da tutte le decisioni riguardanti la Ueno Bank.
Le proteste e l’impatto sui mercati
Mentre il Congresso discuteva l’impeachment, migliaia di cittadini si sono radunati davanti alle filiali chiuse della Ueno Bank in tutto il Paese, chiedendo spiegazioni e accesso ai propri risparmi. Davanti al Congresso a Asunción le proteste sono continuate per tre notti consecutive, con la folla che seguiva in diretta i discorsi dei parlamentari.
La crisi ha colpito anche i mercati. Il rischio Paese del Paraguay è aumentato del 23 per cento nelle ultime sedute finanziarie, mentre il guaraní si è svalutato dell’8,8 per cento rispetto al dollaro in una sola settimana, passando da 5.661 a 6.160 guaraní per dollaro. Un crollo valutario di questa entità in così poco tempo riflette la preoccupazione degli investitori per la stabilità istituzionale e finanziaria del Paese.
Le conseguenze per l’economia paraguaiana
Il Paraguay aveva costruito negli ultimi anni una reputazione di economia relativamente stabile e favorevole agli investimenti, grazie a una pressione fiscale contenuta — con imposte che spesso non superano il 10 per cento — alla stabilità macroeconomica e a un clima imprenditoriale aperto. La crisi della Ueno Bank rischia ora di intaccare questa credibilità, proprio nel momento in cui il Paese cercava di attrarre capitali stranieri.
Le autorità sostengono però che la crisi sia limitata alla Ueno Bank e non rifletta debolezze sistemiche del sistema bancario paraguaiano. La banca aveva inoltre ottenuto circa 510 milioni di dollari di finanziamenti da istituzioni di sviluppo, fondi internazionali e mercati dei capitali, inclusa un’emissione obbligazionaria da 350 milioni di dollari su Wall Street guidata da JPMorgan e Bank of America.
Cosa succede ora
Le prossime ore saranno decisive. Il Senato deve decidere se destituire Peña, con la difesa del presidente chiamata a presentarsi venerdì. Se l’impeachment dovesse andare in porto, Peña perderà la presidenza senza acquisire l’immunità da senatore a vita, aprendo la strada a un eventuale processo penale. Se invece il Senato dovesse respingere l’accusa, Peña potrebbe tornare a esercitare pienamente i poteri presidenziali, almeno sulla carta.
Nel frattempo, la priorità immediata resta il recupero dei risparmi dei clienti e la tutela dei fondi pubblici. La Banca centrale sta lavorando al trasferimento dei conti della Ueno Bank verso altre istituzioni finanziarie, un processo che ha già creato tensioni nel sistema bancario e contribuito a interruzioni nelle app di diverse banche.
Il Paraguay si trova così davanti a una doppia emergenza: ripristinare la fiducia dei risparmiatori e risolvere una crisi politica che ha messo alla prova le istituzioni democratiche del Paese. La vicenda della Ueno Bank, nata come storia di successo fintech, è diventata in pochi giorni il test più duro per la presidenza di Santiago Peña e per la stabilità del Partido Colorado.








