La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato mercoledì 16 settembre 2026, durante il suo discorso annuale sullo Stato dell’Unione al Parlamento Europeo di Strasburgo, la volontà di aprire la porta al Canada perché diventi il primo «membro associato» dell’Unione Europea, una proposta senza precedenti che mira a creare un nuovo tipo di alleanza strategica in un contesto internazionale definito dalla stessa von der Leyen come «apertamente ostile». L’annuncio è stato accolto con una standing ovation dai parlamentari europei, che dopo le parole della presidente della Commissione si sono avvicinati per abbracciare il primo ministro canadese Mark Carney, presente in Aula per ascoltare il discorso e pronto a tenere un proprio intervento giovedì 17 settembre.
Il contesto geopolitico che spinge verso nuove alleanze
La proposta arriva in un momento di forte tensione geopolitica e commerciale a livello globale, con l’Europa che si trova a fronteggiare la guerra ai suoi confini a causa dell’invasione russa dell’Ucraina, mentre sia l’UE che il Canada devono gestire una crescente rivalità con l’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump e con una Cina sempre più assertiva sul piano internazionale. In particolare, i rapporti tra Ottawa e Washington hanno subito una rottura storica nei ultimi mesi: i negoziati commerciali tra Canada e Stati Uniti sono falliti il mese scorso, innescando una serie di misure tariffarie di ritorsione che hanno spinto Carney a dichiarare di voler raddoppiare il commercio canadese non statunitense nel prossimo decennio, allontanandosi progressivamente dalla dipendenza economica dal vicino meridionale. Il viaggio europeo di Carney segue dunque questo deterioramento delle relazioni transatlantiche tradizionali e rappresenta un segnale chiaro della volontà canadese di diversificare le proprie partnership strategiche.
La visione di von der Leyen: «Europa e Canada vedono il mondo con gli stessi occhi»
Nel suo intervento a Strasburgo, von der Leyen ha sottolineato che UE e Canada «vedono il mondo con gli stessi occhi», citando settori chiave di convergenza come l’intelligenza artificiale, il cambiamento climatico, l’Artico e la geopolitica, e ricordando come i due partner siano stati uniti su questioni fondamentali come l’Ucraina, la difesa, le materie prime e le catene di approvvigionamento. «Ho detto che dobbiamo ripensare urgentemente le nostre collaborazioni. Quindi, vorrei collaborare con voi per aprire la porta affinché il Canada sia il primo membro associato dell’UE», ha dichiarato la presidente della Commissione, definendo questo nuovo status come «il più alto livello di collaborazione possibile» pur senza entrare nel dettaglio operativo di cosa comporterà esattamente questa nuova categoria giuridica e istituzionale. Von der Leyen ha inoltre precisato che «le partnership sono una scelta strategica per l’Europa» ma rispondono anche alla «frattura nel sistema internazionale basato sulle regole», aggiungendo che «questa è una partnership non contro nessun altro» per evitare letture in chiave anti-americana o anti-cinese della proposta.
Come funziona la procedura ordinaria di adesione all’UE e perché il Canada non può seguirla
Per capire come dovrebbe muoversi ora l’Unione Europea, bisogna prima sapere come funziona normalmente la procedura di adesione all’UE, che si articola in tre passaggi principali e che richiede l’unanimità di tutti i 27 Stati membri dell’UE. Si parte con la candidatura, con la domanda che deve essere presentata al Consiglio dell’UE e valutata dalla Commissione; in caso di approvazione, seguono i negoziati di adesione, durante i quali il Paese candidato recepisce le leggi e gli standard europei, il cosiddetto acquis comunitario. Questa è la fase più lunga e complessa, che richiede anni se non decenni per permettere ai Paesi candidati di adattare le proprie legislazioni e dimostrare di poter soddisfare i criteri di Copenaghen, che prevedono la presenza di istituzioni stabili a garanzia della democrazia, dello Stato di diritto, dei diritti umani, un’economia di mercato affidabile e capace di far fronte alle forze del mercato e alla pressione concorrenziale all’interno dell’Unione, e la capacità di accettare gli obblighi derivanti dall’adesione, tra cui la capacità di attuare efficacemente le regole, le norme e le politiche che costituiscono il corpo del diritto dell’Unione. L’ultimo step riguarda l’adesione vera e propria, con un trattato che deve essere approvato da Commissione, Consiglio europeo e Parlamento europeo, e quindi firmato e ratificato da tutti gli Stati membri. Nel caso del Canada, questa procedura ordinaria non è percorribile non solo per la questione geografica legata all’articolo 49 del TUE, ma anche per ragioni economiche pratiche: il Canada dovrebbe erigere una frontiera doganale con gli Stati Uniti e applicare dazi e regolamenti europei sulle importazioni dagli USA, con effetti fortemente penalizzanti per la propria economia dato che gli Stati Uniti assorbono circa il 70% delle esportazioni canadesi. Proprio per questi motivi, l’attenzione si è spostata su formule intermedie come quella del «membro associato» proposto da von der Leyen, che permetterebbe di aggirare sia l’ostacolo geografico sia quello economico senza snaturare l’identità dell’Unione.
Uno status che non esiste: le sfide giuridiche e istituzionali
Ad oggi, lo status di «membro associato» non è previsto dai trattati dell’Unione Europea e rappresenta quindi una categoria giuridica del tutto nuova che dovrà essere definita nei prossimi mesi. L’articolo 49 del Trattato sull’Unione Europea stabilisce infatti che solo uno «Stato europeo» può chiedere formalmente di aderire all’UE, rendendo di fatto impossibile un’adesione piena del Canada per motivi geografici, come hanno sottolineato diversi esperti interpellati dalla stampa internazionale. Tuttavia, non è la prima volta che si discute di introdurre una formula intermedia di questo tipo: già a maggio 2026 il cancelliere tedesco Friedrich Merz aveva proposto un’adesione associata per l’Ucraina come trampolino di lancio verso la piena adesione, sebbene i membri dell’UE avessero reagito in modo tiepido a quella proposta. Esistono due possibili scenari giuridici per realizzare la proposta di von der Leyen secondo gli analisti: se l’obiettivo è rafforzare la cooperazione economica e strategica senza creare un nuovo status istituzionale, l’UE può concludere «accordi di associazione» con Paesi terzi sulla base dell’articolo 217 del Trattato sul Funzionamento dell’UE, lo stesso articolo su cui si basano gli accordi di associazione con Ucraina, Georgia e Moldova del 2014, e in questo caso non sarebbe necessaria una revisione dei trattati. Se invece l’UE intende introdurre un vero e proprio status di «membro associato» che permetta al Canada di partecipare alle istituzioni europee con diritti e obblighi specifici, sarebbe necessaria una modifica del Trattato dell’Unione Europea con un iter legislativo estremamente complesso che richiederebbe la ratifica unanime di tutti i 27 Stati membri, un processo che potrebbe richiedere anni.
I settori strategici della futura collaborazione tra Bruxelles e Ottawa
Secondo le indiscrezioni riprese dalla stampa internazionale, Bruxelles e Ottawa stanno già lavorando per rafforzare gli scambi in settori strategici come energia, intelligenza artificiale, difesa e materie prime critiche, con l’obiettivo di creare un’alleanza tecnologica e industriale senza precedenti tra l’Europa e un Paese extraeuropeo. Tra le ipotesi allo studio ci sarebbero la creazione di un’alleanza tecnologica per integrare le basi industriali della difesa, progetti congiunti sull’Artico che è una zona di interesse strategico anche per Stati Uniti, Russia e Cina, la riduzione delle barriere commerciali e il reindirizzamento di gasdotti per garantire all’Europa l’accesso al gas canadese, e persino il diritto per i cittadini canadesi di vivere e lavorare in Europa senza visto, una misura che rappresenterebbe un rapporto senza precedenti per un Paese esterno al continente europeo. Von der Leyen ha annunciato nel suo discorso che UE e Canada lavoreranno insieme su «produzione intelligente», «alleanza tecnologica», «integrazione delle basi industriali della difesa» e «progetto congiunto di punta sull’Artico», delineando così i contorni di una partnership che va ben oltre il semplice accordo commerciale.
Le reazioni: entusiasmo iniziale ma anche perplessità e ostacoli concreti
Nonostante l’entusiasmo iniziale e la standing ovation in Aula, la proposta ha sollevato anche perplessità significative all’interno delle istituzioni europee e tra gli esperti di relazioni internazionali. Un diplomatico dell’UE si è detto sorpreso dalla proposta di von der Leyen, affermando che «nessuno sa davvero cosa significhi» lo status di membro associato e aggiungendo che ci sono preoccupazioni che la presidente della Commissione «stia promettendo troppo e non sarà in grado di mantenere» quanto annunciato. Inoltre, restano ostacoli significativi all’aumento del commercio tra le due sponde dell’Atlantico: Mark Manger, professore di economia politica e affari globali all’Università di Toronto, ha dichiarato che i funzionari dell’UE sono stati frustrati dal rifiuto del Canada di aprire due industrie protette a grande spesa come telecomunicazioni e latticini. Va anche ricordato che 10 paesi dell’Unione su 27, tra cui l’Italia, non hanno ancora ratificato il CETA, l’accordo commerciale UE-Canada siglato quasi 10 anni fa, un segnale che mostra come esistano ancora resistenze interne al rafforzamento dei legami economici con Ottawa.
I prossimi passi: il vertice di Montreal e il discorso di Carney al Parlamento Europeo
Prima del discorso di von der Leyen, sette diplomatici UE in Canada ed Europa avevano detto a Reuters che erano attivi sforzi per una collaborazione più profonda su commercio, difesa e sicurezza digitale, ma non era stato discusso a un livello più ampio per una relazione canadese-europea strutturata. Carney ha dichiarato martedì che discussioni più dettagliate inizieranno al vertice Canada-UE a Montreal, previsto per fine ottobre 2026, un appuntamento che sarà cruciale per definire i contorni concreti di questa nuova partnership. «Il nostro rapporto con l’UE è diventato sempre più stretto, soprattutto nell’ultimo anno e mezzo», ha detto a Reuters la ministra degli Esteri canadese Anita Anand, confermando la volontà di Ottawa di approfondire i legami con Bruxelles. Giovedì 17 settembre, Carney terrà un proprio discorso al Parlamento Europeo, in cui probabilmente approfondirà la visione canadese per questa «alleanza unica» con l’UE che il primo ministro ha più volte descritto come una priorità strategica del suo governo.
Una partnership storica in un mondo che cambia
La proposta di von der Leyen rappresenta dunque un tentativo ambizioso di ridefinire le alleanze globali in un mondo sempre più frammentato e competitivo, creando nuovi legami tra alleati che condividono valori democratici e interessi strategici comuni. Tuttavia, la realizzazione concreta di questo «membro associato» richiederà tempo, negoziati complessi e, probabilmente, una chiara definizione giuridica di cosa significhi esattamente questo nuovo status, soprattutto alla luce delle resistenze interne all’UE e degli ostacoli pratici che emergono già nelle prime analisi della proposta. Von der Leyen ha tenuto a precisare che «Europa e Canada credono nella democrazia», sottolineando il fondamento valoriale di questa partnership che nasce non solo da interessi economici ma anche da una visione condivisa del ruolo che le democrazie liberali devono giocare in un ordine internazionale sempre più contestato.






