Un anno sotto copertura nella rete filo-russa: l’inchiesta RTL sul reclutamento in Germania di spie low‑cost di Mosca tra canali Telegram e pagamenti in Bitcoin

Un team di giornalisti di RTL ha condotto per dodici mesi un’operazione sotto copertura in Germania, infiltrandosi nei canali Telegram e nei circuiti social dove Mosca recluta quelli che gli stessi investigatori definiscono “agenti sacrificabili”, persone pagate in Bitcoin per raccogliere informazioni sensibili e compiere atti di sabotaggio senza esporre direttamente i vertici dei servizi russi. L’inchiesta, andata in onda a settembre nel formato stern Investigativ, ricostruisce nei dettagli come la macchina ibrida del Cremlino utilizzi micro-compiti apparentemente banali, come fotografare sedi, ritirare pacchi o acquistare schede SIM, per costruire operazioni più ampie di spionaggio politico e industriale, trasformando cittadini comuni in pedine di una guerra invisibile ma sempre più concreta sul territorio europeo.

La giornalista sotto copertura: “Katja”, l’influencer filo-russa inventata da Angelique Geray

Per entrare nel vivo del reclutamento, la reporter Angelique Geray ha costruito per mesi un profilo falso, “Katja”, presentato come influencer filo-russa attiva su TikTok e altri social, con l’obiettivo di attirare l’attenzione degli intermediari che operano per conto di Mosca. Una volta acquisita una certa visibilità, il profilo è stato contattato da diversi referenti che proponevano incarichi retribuiti in criptovaluta, chiedendo di “esplorare” organizzazioni per i diritti umani, spiare esponenti della CDU, infiltrarsi in partiti e raccogliere dati su aziende della difesa tedesche, in un meccanismo studiato per mantenere il più possibile a distanza i veri responsabili delle operazioni. La strategia è volutamente a basso costo e a basso rischio per i vertici dei servizi: si usano reclute locali, spesso poco consapevoli delle implicazioni legali, che agiscono come “agenti usa e getta” senza esporre direttamente Mosca, ma permettendo al Cremlino di raccogliere informazioni preziose e di testare la vulnerabilità di infrastrutture e istituzioni chiave.

Micro-missioni, grandi obiettivi: dallo spionaggio politico al sabotaggio infrastrutturale

I compiti affidati a questi collaboratori sembrano innocui, ma si inseriscono in catene operative più complesse, pensate per accumulare nel tempo dati utili a colpire obiettivi strategici. Tra le attività documentate dall’inchiesta ci sono la fotografia di siti sensibili e il monitoraggio di esponenti della CDU, di ONG e di aziende belliche, insieme alla raccolta di dati personali di dipendenti di imprese legate alla difesa e di fornitori di armi per l’Ucraina, come il giornalista Stefan Thumann citato nei materiali investigativi. L’indagine ha inoltre ricostruito il nesso tra questi micro-incarichi e tentativi di sabotaggio più eclatanti, tra cui quello di far esplodere pacchi incendiari nell’aeroporto di Lipsia/Halle, presentato dai giornalisti come parte di una campagna più ampia contro infrastrutture critiche e nodi logistici fondamentali per il sostegno militare a Kiev. Secondo RTL, alcuni incarichi venivano proposti a cifre molto basse, nell’ordine di poche decine o centinaia di euro equivalenti in Bitcoin, da qui la definizione di “spie low-cost” o “agenti sacrificabili”, pronti a essere usati e, se necessario, sacrificati senza che la catena di comando russa ne risulti direttamente coinvolta.

Il caso Jovica Jović: un politico tedesco al centro dei sospetti

Nel corso dell’indagine, il profilo “Katja” è stato avvicinato anche da Jovica Jović, figura nota nella scena filo-russa tedesca con circa 35.000 follower su TikTok e iscritto all’Alleanza Sahra Wagenknecht (BSW), un partito che negli ultimi anni ha assunto posizioni molto critiche verso l’invio di armi all’Ucraina e verso la linea atlantista di Berlino. In un colloquio informale, Jović avrebbe lasciato intendere l’esistenza di legami con i servizi segreti russi dietro alcune attività di propaganda, suggerendo che dietro la sua presenza online non ci fosse solo attivismo spontaneo; in un’intervista successiva ha invece negato ogni collegamento, definendosi semplicemente un attivista pro-Russia e ritrattando le affermazioni più esplicite. Il BSW ha preso le distanze, presentandolo come un semplice iscritto e non come rappresentante ufficiale del partito, ma l’episodio resta uno dei passaggi più delicati dell’inchiesta, perché mostra come la rete di influenza russa possa intrecciarsi con la politica interna tedesca, usando figure di raccordo tra social media, attivismo e canali di intelligence.

La minaccia diretta: quando la copertura salta e arriva un messaggio di morte

L’operazione si è interrotta bruscamente quando la copertura di Geray è stata scoperta, trasformando un’inchiesta giornalistica in un caso di sicurezza personale per la reporter e per il suo team. La giornalista ha ricevuto una minaccia di morte tramite un messaggio vocale, in cui una voce maschile le diceva chiaramente: «Se provi a scappare, ti sparerò!», un episodio che ha fatto capire ai giornalisti di RTL fino a che punto la rete infiltrata fosse disposta a spingersi per proteggere i propri segreti. RTL ha dichiarato di aver attivato protocolli di sicurezza per proteggere i propri reporter, in coordinamento con le autorità competenti, sottolineando la gravità delle reazioni emerse durante l’inchiesta e la necessità di trattare queste reti non come semplici fenomeni di disinformazione online, ma come strutture operative capaci di intimidire, minacciare e potenzialmente colpire chi le studia da vicino.

Perché l’inchiesta conta: guerra ibrida, disinformazione e vulnerabilità interne

L’inchiesta di RTL non racconta solo di singoli episodi di spionaggio, ma del modo in cui la Russia costruisce una rete diffusa di collaboratori in Germania e in Europa, sfruttando canali digitali e micro-compiti difficili da tracciare per le autorità. Questo modello ibrido combina disinformazione di massa attraverso influencer e pagine social filo-russe, reclutamento su Telegram di persone disposte a compiere azioni illegali in cambio di piccoli pagamenti in criptovaluta e obiettivi strategici che vanno dai partiti politici alle aziende della difesa, fino alle infrastrutture critiche e alle figure chiave del dibattito pubblico. Il risultato è un ecosistema in cui la linea tra “semplice simpatizzante”, “attivista online” e “collaboratore di servizi stranieri” diventa volutamente sfumata, rendendo più difficile per le autorità distinguere tra espressione politica e attività di intelligence ostile, e creando al tempo stesso una zona grigia in cui cittadini comuni possono ritrovarsi coinvolti in reati gravi senza avere piena consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni.

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