La guerra in Ucraina ha trasformato profondamente il modo di concepire la difesa e, soprattutto, ha accelerato lo sviluppo di tecnologie capaci di cambiare le dinamiche del campo di battaglia. Tra le persone più associate a questa trasformazione c’è Mykhailo Fedorov, 35 anni, ex ministro della Difesa ucraino e già responsabile della Trasformazione digitale del Paese.
Ora la sua esperienza entra in una nuova fase internazionale. Il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto lo ha scelto come consulente per l’innovazione della Difesa italiana, affidandogli un incarico destinato a mettere a disposizione di Roma le competenze maturate dall’Ucraina nel settore dei droni, dei sistemi autonomi e della digitalizzazione.
L’annuncio è arrivato venerdì 28 agosto 2026, dopo un incontro a Roma tra Crosetto e Fedorov. Il confronto si è concentrato sulle tecnologie militari che stanno assumendo un’importanza sempre maggiore nella guerra contemporanea, in particolare sui droni, sui sistemi unmanned, cioè privi di pilota, e sulla difesa aerea.
Per Crosetto, l’esperienza ucraina può offrire indicazioni preziose all’Italia. Kiev ha dovuto infatti trasformare rapidamente la sperimentazione tecnologica in strumenti effettivamente utilizzabili sul campo. Secondo il ministro italiano, non è sufficiente conoscere le nuove tecnologie: la vera sfida consiste nel modificare i processi e l’organizzazione della Difesa in modo da portare rapidamente le innovazioni dalla fase sperimentale all’impiego su larga scala.
Fedorov ha confermato l’accordo spiegando che il suo nuovo incarico rientra in un progetto internazionale più ampio. Il suo obiettivo sarà contribuire alla trasformazione digitale della Difesa italiana, rafforzare il settore nazionale e aiutare il Paese ad affrontare le nuove minacce alla sicurezza.
La collaborazione sarà pro bono e non comporterà un trasferimento stabile in Italia. Fedorov continuerà a lavorare dall’Ucraina e ha descritto l’esperienza italiana come una delle tappe di un percorso internazionale. Non è escluso, infatti, che in altri Paesi possano essere assegnati incarichi simili.
L’uomo dietro la trasformazione digitale dell’Ucraina
Prima di arrivare alla guida del ministero della Difesa, Fedorov era già una delle figure più importanti della modernizzazione tecnologica ucraina.
Dal 2019 aveva ricoperto il ruolo di ministro per la Trasformazione digitale ed era stato anche consigliere personale di Volodymyr Zelensky. In quegli anni aveva contribuito alla digitalizzazione dello Stato e alla costruzione di un modello amministrativo maggiormente basato sulle tecnologie.
La sua esperienza è diventata particolarmente importante con l’invasione russa. Nel momento in cui l’Ucraina si è trovata a dover fronteggiare un avversario dotato di una netta superiorità numerica, la tecnologia è diventata uno degli strumenti utilizzati per ridurre questo divario.
Droni e robot hanno iniziato a svolgere un ruolo sempre più importante, consentendo in parte di sostituire la presenza umana nelle situazioni più rischiose. Sotto la spinta di questa strategia, l’Ucraina è arrivata a produrre internamente circa il 75 per cento delle armi impiegate sul campo.
Il Paese è diventato così uno dei principali punti di riferimento mondiali nel settore dei droni. L’interesse nei confronti dell’esperienza ucraina è cresciuto al punto che diversi Paesi occidentali e del Golfo hanno cercato di ottenere materiali e conoscenze sviluppati durante il conflitto.
La produzione nazionale ha permesso inoltre di realizzare droni capaci di raggiungere obiettivi molto lontani dal fronte, comprese Mosca, San Pietroburgo e alcune delle più remote capitali siberiane. Gli attacchi hanno avuto effetti materiali, ma anche un forte valore politico, arrivando a creare problemi al regime di Vladimir Putin e contribuendo a provocare carenze di carburante in Russia.
La piattaforma che ha cambiato la raccolta dei dati dal fronte
Una delle innovazioni più direttamente legate a Fedorov è stata una piattaforma digitale attraverso cui i militari potevano caricare i filmati realizzati dai droni immediatamente prima dell’impatto.
Il sistema consentiva alle autorità di raccogliere una mole enorme di informazioni sull’andamento della guerra. I video offrivano infatti una documentazione diretta delle operazioni e contribuivano a ridurre i margini di opacità nella catena di comando.
La piattaforma prevedeva anche un sistema di incentivi. I soldati che caricavano i filmati ricevevano crediti utilizzabili per acquistare direttamente le proprie armi presso i rivenditori.
Questo meccanismo aveva una seconda funzione: ridurre la dipendenza dai tradizionali canali di approvvigionamento. Il sistema precedente era stato criticato perché poteva favorire i battaglioni dotati di maggiori relazioni e agganci, che riuscivano a ottenere armamenti migliori rispetto alle unità meno privilegiate.
Nonostante il suo passaggio alla Difesa sia durato appena sei mesi, Fedorov è quindi rimasto associato a una parte importante di questa trasformazione. Il suo lavoro ha riguardato sia il ricambio generazionale all’interno del ministero sia alcune riforme attese da tempo, oltre a innovazioni specifiche come la piattaforma per i video dei droni.
Due visioni opposte della guerra
Lo scontro che ha portato alla sua uscita dal ministero non può essere letto soltanto come una rivalità personale. Alla base c’era anche un conflitto tra due concezioni differenti dell’esercito e della guerra.
Da una parte si era affermata una generazione più giovane, composta da militari, ingegneri, informatici, imprenditori e funzionari abituati a ragionare in termini di innovazione tecnologica.
Dall’altra rimaneva una struttura militare più tradizionale, rappresentata da generali formatisi in un sistema sovietico e maggiormente legati all’utilizzo di artiglieria, carri armati e aviazione.
Il principale rappresentante di questa seconda impostazione era Oleksandr Syrskyi, 60 anni, capo delle forze armate ucraine. Formatosi alla scuola di comando militare sovietica nel 1986, Syrskyi era considerato l’esponente di un modello di comando più autoritario.
Negli ambienti militari era stato soprannominato “il macellaio”, per la sua presunta disponibilità ad accettare pesanti perdite tra i soldati pur di raggiungere determinati obiettivi.
Il rapporto tra lui e Fedorov si era deteriorato progressivamente. Zelensky ha successivamente dichiarato che i loro contrasti erano diventati talmente gravi da rendere impossibile per il governo prendere decisioni.
Secondo il presidente, a quel punto era necessario scegliere una delle due parti.
Le accuse contro il modello di comando di Syrskyi
Dalla nomina di Syrskyi, avvenuta nel febbraio 2024, diversi militari avevano iniziato a denunciare pratiche considerate problematiche.
Tra queste venivano citati comandanti che fornivano informazioni non veritiere sull’avanzamento delle operazioni per evitare conseguenze, battaglioni inviati in combattimento con numeri di effettivi superiori a quelli reali e una cultura definita “radianshchyna”, espressione che indica una sorta di cultura di stile sovietico.
Questo sistema sarebbe caratterizzato da poca trasparenza, da una tendenza a nascondere i problemi e dal trasferimento delle responsabilità verso i livelli inferiori della catena di comando.
Anche la politica degli armamenti era al centro della contrapposizione.
Syrskyi e la componente più tradizionale dell’esercito erano favorevoli agli investimenti nei sistemi convenzionali e nelle grandi aziende produttrici di armi. Fedorov, al contrario, sosteneva una trasformazione molto più radicale, arrivando a spingere per una sostituzione dell’artiglieria con droni e robot.
Un dirigente della Difesa rimasto anonimo ha raccontato che, poco prima della rimozione di Fedorov, il ministero aveva contattato le aziende tradizionali del settore per interrompere completamente le forniture di artiglieria.
Quella scelta avrebbe contribuito ad aggravare lo scontro con Syrskyi e con una parte importante dell’apparato militare.
Syrskyi considerava Fedorov eccessivamente “visionario” e poco attento alla realtà concreta del conflitto. Dal suo punto di vista, la guerra continuava infatti a dipendere soprattutto dal combattimento tra uomini nelle trincee.
La storia militare di Syrskyi
Syrskyi è diventato comandante delle forze armate ucraine l’8 febbraio 2024, sostituendo Valery Zaluzhny.
Zaluzhny, molto popolare tra i militari e nella popolazione, era considerato un comandante brillante e innovatore. La sua sostituzione aveva provocato numerose critiche nei confronti di Zelensky, anche perché alcuni osservatori ritenevano che il presidente fosse preoccupato dalla popolarità raggiunta dal generale.
Zaluzhny è oggi ambasciatore ucraino nel Regno Unito e, secondo alcuni sondaggi, potrebbe avere un forte sostegno nel caso decidesse in futuro di candidarsi alla presidenza.
Syrskyi, invece, aveva conosciuto una fase di popolarità soprattutto all’inizio dell’invasione russa su larga scala. Nel febbraio 2022 comandava le truppe di terra ucraine e contribuì a respingere il primo attacco russo e alla successiva liberazione di vaste aree nel nord-est del Paese nell’autunno di quell’anno.
In seguito, però, il giudizio sul suo operato si è fatto molto più negativo.
Nato nel 1965 a Vladimir, a est di Mosca, Syrskyi si formò all’accademia militare della capitale sovietica e si trasferì in Ucraina alla fine degli anni Ottanta. Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica continuò la propria carriera nelle forze armate ucraine.
Nel 2015 comandò le forze impegnate nella battaglia di Debaltseve, nel Donbas, dove l’esercito ucraino subì una sconfitta contro le forze separatiste filorusse sostenute dalla Russia. Nonostante la perdita della battaglia, Syrskyi ricevette riconoscimenti militari e continuò a essere promosso.
Durante i primi mesi dell’invasione russa del 2022 appariva spesso accanto a Zelensky nelle città liberate.
Le critiche più pesanti arrivarono però in relazione alla difesa di Bakhmut. La battaglia durò dieci mesi, tra il 2022 e il 2023, e provocò perdite molto elevate, comprese quelle di numerosi militari ucraini esperti.
Diversi soldati e ufficiali, parlando anonimamente con media internazionali, sostennero che Syrskyi avrebbe dovuto ordinare molto prima un ritiro strategico, preservando uomini e mezzi in vista della controffensiva successiva.
Bakhmut cadde comunque alla fine di maggio 2023.
Da comandante delle forze armate, Syrskyi è stato poi accusato di continuare a utilizzare un modello di comando basato sulla “radianshchyna”. I suoi critici lo descrivono come autoritario e poco incline a riconoscere pubblicamente i problemi.
Secondo questa interpretazione, il generale punterebbe soprattutto a ottenere piccoli avanzamenti territoriali anche quando il costo umano è elevato, senza una strategia complessiva sufficientemente chiara.
A queste critiche si sono aggiunte accuse di favoritismo raccolte da diversi media ucraini, tra cui il Kyiv Independent.
Secondo queste ricostruzioni, le Forze d’Assalto avrebbero ricevuto una priorità nella distribuzione di uomini e mezzi, compresa una quantità sproporzionata di nuove reclute.
Serhii Sternenko, ex consulente del ministero della Difesa, ha inoltre accusato Syrskyi di distribuire le risorse sulla base della fedeltà dei comandanti e di indebolire deliberatamente le brigate guidate da ufficiali che non godevano delle sue simpatie.
Le piazze ucraine chiedono il ritorno di Fedorov
La rimozione dell’ex ministro ha provocato proteste in diverse città.
I manifestanti chiedevano il ritorno di Fedorov al governo e le dimissioni di Syrskyi. Alcuni cartelli sintetizzavano la contrapposizione con lo slogan: “Fedorov = più morti fra i russi, Syrsky = più morti fra gli ucraini”.
Altri facevano riferimento al soprannome “Generale 200”, dove il numero 200 deriva da un codice militare sovietico utilizzato per identificare i soldati morti in combattimento.
Le accuse rivolte a Syrskyi erano numerose: demoralizzare le forze armate, bloccare le riforme, creare un contingente di militari personalmente fedeli, limitare la libertà di espressione e reprimere i soldati.
Dmytro Koziatynskyi, uno dei leader del movimento, aveva scritto sui social che il generale stava danneggiando il morale dell’esercito, ostacolando le riforme, costruendo un proprio gruppo di fedelissimi e reprimendo i militari.
Zelensky alla fine ha rimosso Syrskyi, ma non ha riportato Fedorov alla guida della Difesa.
Al suo posto, il ministero è stato affidato ad interim a Yevhenii Khmara, funzionario dell’intelligence.
Nel frattempo Zelensky e Fedorov avevano avviato una serie di trattative. Il presidente era disposto a offrirgli un nuovo incarico governativo, ma non quello di ministro della Difesa.
Fedorov non ha accettato e ha continuato a chiedere il ritorno alla posizione precedente. Ha rifiutato anche la proposta di diventare un superconsulente del governo.
L’ipotesi di un cambio al vertice militare
Secondo ricostruzioni pubblicate dal Financial Times e dal sito indipendente russo Meduza, Zelensky avrebbe successivamente valutato anche l’ipotesi di rimuovere Syrskyi dal ruolo di comandante delle forze armate.
Il presidente avrebbe avuto colloqui con diversi esponenti dell’apparato militare, tra cui Mykhailo Drapatiy, indicato come uno dei possibili sostituti e considerato vicino a Fedorov.
Il rimpasto di governo entrato in vigore giovedì ha lasciato inoltre la Difesa nelle mani di un ministro ad interim, mantenendo aperta la possibilità di ulteriori cambiamenti.
Secondo le stesse ricostruzioni giornalistiche, Fedorov avrebbe comunque ribadito di non essere interessato a un ruolo diverso da quello di ministro della Difesa.
La mossa che ha cambiato la sua posizione politica
Dopo settimane di negoziati falliti, Fedorov ha compiuto un passo inatteso.
Ha pubblicato un videomessaggio nel quale chiedeva che venissero indette nuove elezioni presidenziali.
La richiesta era particolarmente delicata perché in Ucraina è ancora in vigore la legge marziale, introdotta dopo l’invasione russa del 2022, che impedisce lo svolgimento delle elezioni.
A questo problema giuridico si aggiungono enormi ostacoli pratici. Il Paese subisce ancora bombardamenti russi quotidiani, una parte del territorio è sotto occupazione russa, oltre un milione di persone è impegnato nelle forze armate e milioni di cittadini sono sfollati internamente o vivono all’estero.
Fedorov ha comunque sostenuto la necessità di ristabilire un processo democratico completo anche nel corso di una guerra lunga. Secondo la sua posizione, la democrazia non dovrebbe essere ostaggio della Russia.
Nel messaggio ha anche rivolto una critica indiretta alla classe dirigente ucraina, sostenendo che per le nomine politiche contino sempre meno professionalità, risultati e capacità di trasformare il Paese e sempre più la fedeltà personale al sistema.
La proposta ha però prodotto una reazione negativa anche tra molti dei suoi sostenitori.
Il movimento che era sceso in piazza per chiedere il ritorno di Fedorov non era nato per chiedere nuove elezioni. La questione, quindi, ha finito per creare una distanza tra l’ex ministro e una parte della sua stessa base.
Cosa pensano gli ucraini delle elezioni
I numeri spiegano perché la richiesta sia stata accolta con cautela.
Secondo alcuni sondaggi, il 57 per cento degli ucraini preferisce che le elezioni vengano organizzate soltanto dopo la fine della guerra.
Solo il 15 per cento sarebbe favorevole a votare mentre i combattimenti sono ancora in corso.
Anche Koziatynskyi, che aveva guidato parte delle proteste a favore di Fedorov, si è espresso contro l’ipotesi di elezioni immediate. La sua posizione rifletteva quella di molti manifestanti: le proteste erano nate per ottenere il reintegro dell’ex ministro, non per avviare una campagna elettorale.
Di fatto, la richiesta di Fedorov ha contribuito a far diminuire il sostegno alle manifestazioni.
Una nuova sfida a Zelensky
Nel videomessaggio Fedorov ha definito il sistema politico ucraino obsoleto e corrotto.
La critica è stata considerata particolarmente significativa perché Fedorov ha fatto parte di quel sistema per quasi sette anni. Prima come ministro della Trasformazione digitale, poi come ministro della Difesa, oltre che come consigliere personale di Zelensky.
Per questo alcuni hanno interpretato le sue dichiarazioni come contraddittorie.
Allo stesso tempo, l’ex ministro sostiene che proprio il suo lavoro sulla riforma degli appalti della Difesa abbia contribuito alla sua rimozione. In interviste recenti ha affermato che le modifiche che aveva avviato avevano creato forti resistenze e che la pressione su Zelensky era aumentata progressivamente fino a portare al suo licenziamento.
Fedorov ha inoltre dichiarato che Zelensky ha “delle domande a cui rispondere” per quanto riguarda la corruzione all’interno del suo governo.
Con queste dichiarazioni la sua posizione è diventata sempre più chiaramente quella di un possibile avversario politico del presidente.
Il consenso nonostante la crisi
La rottura con Zelensky non ha comunque cancellato il consenso costruito da Fedorov.
Anzi, dopo la sua rimozione il suo sostegno è aumentato.
I sondaggi lo collocano tra il 12 e il 16 per cento in un’ipotetica elezione presidenziale, facendone il terzo candidato dietro Zelensky e Zaluzhnyi.
Un sondaggio del centro studi ucraino SOCIS realizzato alla fine di luglio indicava precisamente Fedorov al 13,1 per cento, contro il 22,3 per cento di Zelensky e il 21,4 per cento di Zaluzhnyi.
Lo stesso rilevamento suggeriva inoltre che, in un eventuale secondo turno, sia Fedorov sia Zaluzhnyi potrebbero battere Zelensky.
Il suo entourage sostiene di avere una strategia politica di lungo periodo per costruire un’opposizione al presidente. Secondo questa impostazione, le iniziative attuali rappresenterebbero soltanto l’inizio di una campagna più lunga.
L’avvio, però, è stato complicato.
Fedorov aveva raggiunto una notevole popolarità soprattutto tra la borghesia urbana. Per molti cittadini rappresentava un politico giovane, tecnologico e relativamente distante dagli scandali di corruzione che avevano coinvolto l’ambiente di Zelensky.
Era inoltre diventato il volto dei successi ucraini nel settore dei droni.
La sua rimozione era stata quindi interpretata da una parte dell’opinione pubblica come la perdita del miglior ministro del governo e, almeno in parte, come un tentativo di eliminare un potenziale concorrente politico di Zelensky.
Dopo le proteste, però, il presidente aveva cercato un compromesso: prima rimuovendo Syrskyi e poi avviando trattative per riportare Fedorov nel governo.
L’ex ministro non aveva accettato una posizione alternativa.
Quando i negoziati sono falliti, il videomessaggio sulle elezioni ha sancito di fatto la nascita di una nuova fase della sua carriera.
Un futuro politico ancora aperto
La reazione al video ha sorpreso anche per la forma. Fedorov, generalmente considerato un comunicatore moderno e dinamico, aveva scelto un’impostazione molto più tradizionale e istituzionale.
Ma il problema principale è stato politico: molti dei suoi sostenitori non comprendevano la necessità di chiedere elezioni in un momento nel quale la legge marziale le impedisce e la maggioranza della popolazione preferisce rimandarle.
L’Ucraina si trova infatti in una situazione estremamente complessa: il conflitto continua, i bombardamenti russi non sono cessati, il territorio resta parzialmente occupato, oltre un milione di cittadini è impegnato nell’esercito e milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni o il Paese.
La richiesta di Fedorov è stata quindi letta da alcuni come un tentativo di trasformare rapidamente il consenso personale accumulato dopo il licenziamento in una piattaforma elettorale.
Questo ha provocato una reazione fredda anche tra i manifestanti che fino a quel momento ne avevano sostenuto il ritorno.
Perché la sua esperienza interessa all’Italia
Al di là della sua posizione politica in Ucraina, Fedorov possiede però un’esperienza che interessa direttamente i Paesi europei.
La guerra ha mostrato quanto rapidamente possano evolvere i sistemi militari basati su droni, intelligenza digitale, sistemi autonomi e raccolta dei dati.
L’Italia vuole quindi sfruttare l’esperienza maturata direttamente sul campo dall’Ucraina.
La scelta di Crosetto risponde soprattutto alla necessità di comprendere come trasformare l’innovazione in capacità militare concreta. Il punto non è soltanto acquistare tecnologie nuove, ma costruire strutture capaci di sperimentarle, svilupparle e utilizzarle rapidamente.
Fedorov continuerà inoltre a operare dall’Ucraina e a contribuire alla ricerca di risorse internazionali per la sua industria militare.
La sua collaborazione con Roma mette quindi in collegamento due esigenze: da una parte l’interesse italiano a comprendere le trasformazioni della guerra moderna, dall’altra la necessità ucraina di continuare a sviluppare e finanziare il proprio settore della difesa.






