Dazi, Usa e Cina tornano al tavolo: colloqui a Seul prima del vertice Trump-Xi

Dazi, Usa e Cina tornano al tavolo: colloqui a Seul prima del vertice Trump-Xi

Dazi, Usa e Cina tornano al tavolo: colloqui a Seul prima del vertice Trump-Xi

Il vice primo ministro cinese He Lifeng e il segretario al Tesoro americano Scott Bessent si incontreranno la prossima settimana a Seoul per una nuova tornata di colloqui economici e commerciali, in vista del previsto summit tra Donald Trump e Xi Jinping.

Secondo quanto riportato dai media statali cinesi, le delegazioni si riuniranno martedì e mercoledì per discutere “questioni economiche e commerciali di interesse comune”. Anche il ministero del Commercio di Pechino ha confermato ufficialmente l’incontro, segnalando come il dialogo tra le due maggiori economie mondiali stia entrando in una fase più intensa dopo mesi di tensioni sui dazi, sulle tecnologie strategiche e sugli equilibri geopolitici in Asia.

Il viaggio di Bessent e la preparazione al vertice Trump-Xi

Ad anticipare l’incontro è stato lo stesso Bessent con un messaggio pubblicato su X. “Mercoledì farò tappa a Seoul per un colloquio con il Vice Primo Ministro cinese He Lifeng, prima di proseguire per Pechino per il Vertice dei Leader tra il Presidente Trump e il Presidente Xi”, ha scritto il segretario al Tesoro americano.

Il summit tra Trump e Xi rappresenterà uno degli appuntamenti diplomatici più importanti dell’anno. Per il presidente statunitense sarà la prima visita ufficiale in Cina dal 2017, in un momento in cui Washington e Pechino stanno cercando di evitare un’escalation commerciale che potrebbe pesare ulteriormente sulla crescita globale.

Sul tavolo non ci saranno soltanto i dazi reciproci introdotti negli ultimi anni, ma anche questioni molto più delicate come Taiwan, le restrizioni tecnologiche, le catene di approvvigionamento e la competizione industriale tra le due superpotenze. La guerra in Medio Oriente e il rallentamento dell’economia cinese rendono inoltre ancora più urgente trovare almeno una stabilizzazione nei rapporti economici bilaterali.

La tregua commerciale e il nodo dei dazi

Le relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina restano segnate dalle tariffe doganali introdotte durante la prima amministrazione Trump e successivamente mantenute, almeno in parte, anche negli anni successivi. Dodici mesi fa Washington e Pechino avevano deciso di sospendere temporaneamente nuove escalation tariffarie, concordando una tregua commerciale di un anno durante un incontro tenutosi proprio in Corea del Sud.

Nel frattempo, però, l’economia cinese ha continuato a mostrare una sorprendente resilienza sul fronte dell’export. Secondo i dati diffusi dall’Amministrazione generale delle dogane, ad aprile le esportazioni cinesi sono cresciute del 14,1% su base annua, ben oltre le attese degli analisti che prevedevano un aumento dell’8,4% e in netto miglioramento rispetto al +2,5% registrato a marzo. Anche le esportazioni verso gli Stati Uniti sono tornate a crescere, segnando un +11,3% dopo il crollo del 26,5% del mese precedente. Numeri che, secondo il Financial Times, dimostrerebbero come i dazi americani abbiano avuto “un effetto limitato” nel rallentare la macchina manifatturiera cinese, ancora estremamente competitiva soprattutto nei settori dell’elettronica e dei macchinari industriali.

Per Pechino, il commercio estero è diventato negli ultimi anni una sorta di ancora di salvezza. L’economia cinese continua infatti a fare i conti con una domanda interna debole, consumi stagnanti e una lunga crisi del settore immobiliare che pesa sulla fiducia di famiglie e imprese. Anche per questo motivo il governo cinese sta puntando sempre più sulle esportazioni per sostenere la crescita. Le importazioni, cresciute del 25,3% ad aprile, hanno mostrato qualche segnale positivo sul fronte della domanda interna, pur rallentando rispetto al forte balzo registrato a marzo.

È proprio questo surplus produttivo cinese a rappresentare uno dei principali motivi di tensione con Washington e con molti partner commerciali occidentali. Gli Stati Uniti accusano Pechino di sostenere artificialmente la propria industria attraverso sussidi pubblici e sovracapacità produttiva, inondando i mercati globali di prodotti high-tech a basso costo, dalle batterie ai pannelli solari fino ai veicoli elettrici. Da qui nasce anche la strategia americana di “de-risking”, con cui Washington punta a ridurre la dipendenza economica dalla Cina nei settori considerati strategici come semiconduttori, terre rare, batterie e intelligenza artificiale.

In questo contesto, i colloqui di Seoul potrebbero servire non soltanto a preparare il vertice tra Trump e Xi, ma anche a definire i contorni di una possibile estensione della tregua commerciale firmata lo scorso ottobre a Busan. Trump, alle prese con tensioni geopolitiche e con una campagna elettorale sempre più complessa, ha recentemente definito il prossimo incontro con Xi “fantastico”, sottolineando di aver sempre avuto “un buon rapporto” con il leader cinese. Ma dietro le dichiarazioni concilianti resta una realtà molto più delicata: i dazi non hanno fermato l’export cinese, mentre la crescente dipendenza di Pechino dalle vendite all’estero rischia di aumentare ulteriormente gli squilibri commerciali globali e le tensioni con l’Occidente.

Resta infine anche il dossier Taiwan. Nei giorni scorsi il segretario di Stato americano Marco Rubio ha invitato la Cina a evitare azioni “destabilizzanti” nell’Indo-Pacifico, ribadendo che la stabilità dell’area rappresenta un interesse reciproco sia per Washington sia per Pechino. Un segnale che dimostra come commercio, sicurezza e geopolitica siano ormai sempre più intrecciati nel confronto tra le due superpotenze.

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