Nuova legge elettorale: lo Stabilicum, come funziona e le critiche fatte al premio di maggioranza

Nuova legge elettorale: lo Stabilicum, come funziona e le critiche fatte al premio di maggioranza

Nuova legge elettorale: lo Stabilicum, come funziona e le critiche fatte al premio di maggioranza

Lo Stabilicum è il nome del nuovo sistema elettorale su cui si basa l’accordo della maggioranza di centrodestra. Si tratta di una legge pensata per rendere chiaro chi ha vinto già la notte del voto e per assicurare governi stabili, riducendo l’instabilità dei parlamenti precedenti. L’idea centrale è che il sistema determini subito il risultato finale, evitando situazioni in cui le maggioranze cambiano continuamente a seconda degli accordi tra partiti.

L’addio ai collegi uninominali

Con lo Stabilicum spariscono i collegi uninominali, che in passato eleggevano circa un terzo dei parlamentari. Al loro posto entrano in gioco collegi plurinominali, dove i seggi sono distribuiti secondo un sistema proporzionale. Gli elettori votano il simbolo della lista o della coalizione, ma non possono scegliere i singoli candidati, perché le liste sono bloccate e decise dai partiti. Questo significa che il voto è diretto alla coalizione, non al singolo parlamentare. Le soglie di sbarramento restano: 3% per i partiti e 10% per le coalizioni.

Il premio di maggioranza

Il cuore dello Stabilicum è il premio di maggioranza. Se una coalizione o lista supera il 40% dei voti, ottiene un numero aggiuntivo di seggi: 70 alla Camera e 35 al Senato. Questo porta la maggioranza complessiva a circa il 57% dei parlamentari, assicurando una maggioranza solida e stabile.

Se nessuno raggiunge il 40%, ma due coalizioni si collocano tra il 35% e il 40%, è previsto un ballottaggio nazionale. Se invece nessuno supera il 35%, il sistema resta proporzionale puro, senza premi. Questo meccanismo rende chiaro il vincitore ma garantisce anche una soglia minima per l’assegnazione dei seggi aggiuntivi.

Come vengono scelti i candidati

Le liste dei partiti sono chiuse, quindi gli elettori non esprimono preferenze sui singoli nomi. Prima del voto, le coalizioni devono indicare un unico candidato alla presidenza del Consiglio, da proporre al Capo dello Stato. Sulla scheda elettorale compariranno i nomi dei candidati collegati alla coalizione e le liste dei partiti della circoscrizione, ma non ci sarà un voto diretto per il premier né per i singoli parlamentari. In questo modo, il sistema punta a semplificare la scelta dell’elettore e a ridurre la frammentazione.

Le critiche fatte

Le opposizioni contestano soprattutto il premio di maggioranza. Secondo il Partito Democratico, attribuire un pacchetto così consistente di seggi a chi supera di poco il 40% rischia di alterare la rappresentanza e di riproporre problemi di costituzionalità già emersi in passato con altre leggi elettorali.

Il cuore dello Stabilicum, il premio di maggioranza, è anche il punto più contestato. A differenza del Rosatellum, dove l’effetto maggioritario dipendeva da come i voti erano distribuiti sul territorio e dalla competitività delle coalizioni nei singoli collegi, qui il premio è fisso e automatico: basta superare il 40% dei voti per ottenere un pacchetto determinato di seggi extra.

Questo meccanismo può creare una discrepanza significativa tra il consenso reale degli elettori e il peso parlamentare della maggioranza. In pratica, una coalizione potrebbe controllare oltre la metà dei seggi pur avendo raccolto meno del 40% dei voti effettivi. Le opposizioni sottolineano che la stabilità di governo non può diventare una scusa per ampliare artificialmente questa distanza: un Parlamento solido deve rimanere anche rappresentativo della volontà degli elettori.

Il rischio, secondo i critici, è che il sistema trasformi la legge elettorale in uno strumento che garantisce numeri certi per la maggioranza, ma scollega il risultato parlamentare dal reale consenso popolare, mettendo in discussione il principio base della rappresentanza proporzionale.

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