I numeri che preoccupano
Negli ultimi tre anni la disoccupazione giovanile nel Regno Unito è aumentata in modo significativo. Il tasso per i giovani tra i 18 e i 24 anni ha raggiunto il 13,7% nei tre mesi fino a novembre, contro il 10,2% registrato tre anni prima. Si tratta del livello più alto dalla fine del 2020.
Nello stesso periodo, la disoccupazione complessiva è salita in misura più contenuta, passando dal 3,9% al 5,1%. Il divario suggerisce che qualcosa stia colpendo in modo particolare la fascia più giovane della forza lavoro.
Le dichiarazioni di Catherine Mann
Secondo Catherine Mann, membro del comitato di politica monetaria della Bank of England, una delle cause principali è l’aumento marcato del salario minimo per i lavoratori più giovani.
In un’intervista al The Sunday Telegraph, Mann ha invitato alla prudenza nell’interpretare la disoccupazione giovanile come un segnale anticipatore di un peggioramento generale del mercato del lavoro. A suo avviso, l’incremento tra gli under 25 non sarebbe il “canarino nella miniera” di una crisi più ampia, ma piuttosto l’effetto diretto di politiche salariali specifiche.
Aumenti consistenti del salario minimo
Negli ultimi tre anni il salario minimo britannico è cresciuto in modo particolarmente rapido per le fasce più giovani:
- Per i lavoratori tra 21 e 22 anni l’aumento è stato del 33%, fino ad allinearsi al National Living Wage di 12,71 sterline l’ora.
- Per i giovani tra 18 e 20 anni l’incremento è stato ancora più marcato, pari al 46%, fino a 10 sterline l’ora.
Il governo ha inoltre espresso l’intenzione di eliminare progressivamente le differenze tra fasce d’età, portando anche i lavoratori più giovani allo stesso livello degli adulti.
Secondo Mann, l’effetto cumulato di questi aumenti si è riflesso proprio nell’occupazione giovanile. In altre parole, il maggiore costo del lavoro per le imprese avrebbe ridotto le opportunità per chi entra per la prima volta nel mercato.
Il contesto economico e il ruolo di Mann
Mann, ex capo economista presso l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), è considerata una delle voci più attente ai rischi inflazionistici all’interno della Bank of England. Negli ultimi mesi ha votato contro tre tagli dei tassi di interesse, proprio per timore che le pressioni sui prezzi restino elevate.
La sua posizione sul salario minimo si inserisce in questa visione più ampia: interventi che aumentano rapidamente i costi per le imprese possono avere effetti collaterali sull’occupazione, soprattutto per le categorie più fragili.
Conclusioni
Alla luce dei dati e delle dichiarazioni rilasciate, il tema resta al centro del dibattito economico britannico. L’aumento della disoccupazione giovanile, a fronte di una crescita più contenuta del tasso complessivo, rappresenta un segnale che merita attenzione. Per Catherine Mann, la dinamica non anticipa necessariamente un peggioramento generalizzato del mercato del lavoro, ma riflette piuttosto l’impatto degli incrementi consistenti del salario minimo sulle fasce più giovani. Un’interpretazione che riapre il confronto tra tutela dei redditi e accesso al lavoro, in un contesto economico ancora segnato da pressioni sui prezzi e scelte delicate di politica monetaria.








