Schemi Pump&Dump: la Consob spiega come difendersi dalle truffe del “gonfia e sgonfia”

Promesse di guadagni facili, gruppi WhatsApp o Telegram “esclusivi”, e un linguaggio tecnico che finge competenza. È il volto moderno del cosiddetto schema “pump&dump”, un meccanismo di manipolazione dei mercati che torna ciclicamente, sfruttando l’ingenuità dei piccoli investitori e i canali digitali di comunicazione. Di recente, anche la Consob è intervenuta per mettere in guardia i risparmiatori con un avviso ufficiale, segno che questi fenomeni stanno assumendo una diffusione sempre più preoccupante.

Cos’è e come funziona lo schema

Il “pump&dump”, che in italiano significa “gonfia e sgonfia”, è una truffa finanziaria tanto semplice quanto insidiosa. L’obiettivo è far salire artificialmente il prezzo di un titolo e poi rivenderlo al picco, lasciando gli altri con le perdite. A promuovere l’operazione sono solitamente persone o gruppi che si presentano come esperti di finanza, con presunti legami a banche d’investimento, società di trading o fondi internazionali.

Tutto inizia in modo apparentemente innocuo: arriva un invito in un gruppo WhatsApp o Telegram dove si diffonde la “soffiata” su un titolo che, secondo loro, sarebbe pronto a esplodere di valore. Si tratta il più delle volte di penny stock, cioè azioni di piccole società a bassa capitalizzazione e scarsa liquidità, spesso quotate su mercati extraeuropei come il Nasdaq o piattaforme asiatiche minori. I promotori invitano i partecipanti a comprare rapidamente, sostenendo che il prezzo salirà in poche ore.

Il trucco è che i truffatori quelle azioni le hanno già comprate in precedenza, a prezzi bassissimi. Quando molti investitori iniziano a comprare tutti insieme, il prezzo sale davvero, ma solo perché la domanda cresce artificialmente. A quel punto, chi ha orchestrato lo schema rivende in massa, incassando un guadagno mentre il valore del titolo crolla. Gli ultimi rimasti si ritrovano con titoli che non valgono più nulla e perdite anche significative.

La metamorfosi digitale delle vecchie truffe

Quello che un tempo avveniva via telefono o email ora si è spostato nelle chat private, dove la comunicazione è più diretta, immediata e soprattutto difficile da tracciare. L’anonimato e la crittografia dei canali di messaggistica rendono quasi impossibile individuare tempestivamente i responsabili. E l’effetto virale dei social amplifica il fenomeno: bastano pochi messaggi per convincere molti piccoli investitori a seguire il “trend”.

La Consob, nel suo avviso pubblicato a fine ottobre 2025, sottolinea come questi schemi si collocano in una zona grigia tra la consulenza abusiva e la manipolazione di mercato. Molti truffatori non forniscono consulenze personalizzate né raccolgono direttamente denaro, il che limita le possibilità di intervento diretto delle autorità. Tuttavia, le loro azioni producono un impatto reale sui prezzi e sulle tasche dei risparmiatori.

Cosa può (e non può) fare la Consob

L’Ufficio vigilanza sui fenomeni abusivi spiega che, una volta ricevuti gli esposti, la Consob può agire segnalando le operazioni sospette o intervenendo contro chi svolge attività finanziarie senza autorizzazione. Tuttavia, se le operazioni coinvolgono società quotate su mercati esteri, non si applicano i poteri previsti dal regolamento europeo MAR, che disciplina le manipolazioni di mercato nell’Unione europea.

Quando invece il pump&dump riguarda le criptovalute, entra in gioco un’altra normativa: il regolamento MiCAR (Markets in Crypto-Assets Regulation), entrato in vigore nel gennaio 2025. Questa legge europea introduce regole più stringenti per gli operatori che offrono servizi su asset digitali, imponendo trasparenza e obblighi di vigilanza simili a quelli del settore finanziario tradizionale. Anche in questo caso, però, l’efficacia dipende dalla cooperazione internazionale e dalla disponibilità tecnica a monitorare reti anonime e decentralizzate.

L’allarme globale e i paralleli internazionali

Il fenomeno non è limitato all’Italia. Negli Stati Uniti, l’FBI e la Securities and Exchange Commission (SEC) da tempo monitorano la proliferazione di comunità online dedite a queste manipolazioni, spesso mascherate da gruppi di “trader indipendenti” o community di appassionati di investimento. Le autorità europee, tra cui l’Esma, hanno emesso avvisi analoghi. L’obiettivo comune è sensibilizzare l’opinione pubblica, perché la velocità della diffusione digitale supera di gran lunga i tempi dell’indagine e della repressione.

Segnali d’allarme per gli investitori

Riconoscere un tentativo di pump&dump è possibile. Secondo la Consob, bisogna diffidare di chi promette guadagni immediati o sicuri, soprattutto su titoli che non godono di copertura mediatica o analisi professionali. Altri campanelli d’allarme sono le pressioni a investire subito, l’insistenza nel pubblicare screenshot delle operazioni e la richiesta di informazioni personali o dati di accesso. Anche la mancanza di trasparenza sull’identità dei promotori o la loro assenza dagli albi ufficiali dei consulenti finanziari è un chiaro segnale di rischio.

Un’altra raccomandazione riguarda il ruolo dei cosiddetti “finfluencer”. La Consob, già con un avviso diffuso a giugno 2025, ha ribadito che chiunque fornisca consigli di investimento online deve rispettare le regole che disciplinano la consulenza autorizzata, evitando di spacciarsi per analista o esperto se non in possesso delle qualifiche previste. La divulgazione finanziaria è legittima, ma non deve mai sconfinare nella sollecitazione all’investimento.

Come proteggersi e a chi segnalare

In caso di sospetti, è fondamentale interrompere ogni comunicazione e non trasferire alcuna somma di denaro. La Consob invita i cittadini a segnalare episodi o gruppi sospetti tramite la piattaforma ufficiale dedicata agli abusi e alle truffe finanziarie. Spesso, le segnalazioni dei piccoli investitori rappresentano il primo passo per smascherare reti organizzate e avviare indagini più ampie.

La cultura finanziaria come antidoto

Alla base di ogni difesa c’è la conoscenza. In un contesto in cui la finanza è sempre più accessibile grazie alle piattaforme digitali, la mancanza di competenze di base espone i risparmiatori ai tranelli di chi fa della disinformazione il suo principale strumento. Capire come funzionano gli strumenti finanziari, valutare il rischio e affidarsi solo a canali verificati è oggi più che mai una necessità.

La Consob lo ribadisce nel suo messaggio finale: la sicurezza negli investimenti non nasce da segreti o scorciatoie, ma dalla consapevolezza. E in un mercato dove le opportunità vere non hanno bisogno di chat criptate per esistere, la prudenza è ancora la miglior forma di rendimento.

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