Corte dei Conti conferma: il Superbonus 110% ha creato una voragine da 150 miliardi nei conti pubblici italiani

Corte dei Conti conferma: il Superbonus 110% ha creato una voragine da 150 miliardi nei conti pubblici italiani

Corte dei Conti conferma: il Superbonus 110% ha creato una voragine da 150 miliardi nei conti pubblici italiani

Un meccanismo troppo generoso e privo di limiti

Il Decreto Rilancio di maggio 2020 ha introdotto il Superbonus 110 % con lo scopo di sostenere la ripresa post-Covid attraverso rimborsi pari al 110 % delle spese per interventi di efficienza energetica e miglioramento sismico. Invece di ottenere un rilancio vero dell’edilizia e dell’occupazione, l’assenza di tetti di spesa, limiti ISEE o requisiti di reddito e la possibilità di cedere subito fino al 30 % del credito in fattura hanno spinto imprese e proprietari ad alzare i prezzi, moltiplicare i subappalti e aggirare qualsiasi controllo. Non a caso, ben cinque immobili di pregio storico (categoria A/9) hanno beneficiato del bonus, a testimonianza del vantaggio accordato a chi poteva anticipare più facilmente le spese.


Il bilancio reale: 126–150 miliardi di nuovo debito

La Corte dei Conti, basandosi sui dati ENEA al 31 maggio, fotografa cifre drammatiche: lo Stato dovrà pagare 126,3 miliardi per gli interventi già conclusi e rischia di arrivare a 150 miliardi una volta completati i cantieri in corso. Aggiungendo gli altri bonus edilizi, l’esborso complessivo tra il 2020 e il 2023 ha superato 186 miliardi, mentre gli investimenti effettivi si fermano a 116 miliardi. Il Dipartimento del Tesoro definisce “spesa morta” quei 70 miliardi impiegati in lavori che sarebbero comunque stati realizzati o rinviati, e Bankitalia insieme all’Ufficio parlamentare di bilancio quantificano questo scarto tra il 27 % e il 33 % delle risorse stanziate.


L’impatto sul debito e sui conti nazionali

Questa voragine ha spinto il rapporto debito/Pil al 135,3 %, tra i livelli più alti in Europa. Per tappare il buco, i governi hanno introdotto clausole di salvaguardia in legge di bilancio, nuove tasse e rinviato spese in istruzione, sanità e infrastrutture. Paradossalmente, un provvedimento presentato come “a costo zero” ha finito per generare oneri futuri tali da minacciare la stabilità dei conti pubblici e complicare i negoziati con Bruxelles sul Patto di Stabilità.


Un fallimento occupazionale, economico e ambientale

Prometeia stima in 429 000 i posti di lavoro creati dal Superbonus tra il 2020 e il 2023, ma evidenzia come la gran parte sia avvenuta con contratti precari e ritardi nei pagamenti. Quando l’estate 2022 ha fermato le cessioni dei crediti per arginare le frodi, migliaia di imprese minori sono rimaste senza liquidità, sospendendo o abbandonando i cantieri e provocando una nuova ondata di fallimenti. Sul fronte ambientale, la Cgia di Mestre calcola che serviranno almeno 40 anni per ammortizzare i risparmi energetici degli interventi, mentre la crescita dei costi di manodopera e materiali (+40 %) ha aggravato i bilanci degli enti locali sulle gare pubbliche.


Lo scontro politico: Conte e Meloni a confronto

Lo studio del Mef firmato Cignarella–D’Imperio dimostra che Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi, Regno Unito e gli altri major Ue hanno modulato i bonus edilizi con massimali di spesa, limiti ISEE e garanzie bancarie. In Italia, invece, la normativa ha creato un enorme “buco nero” fiscale che contrasta con le direttive di rigore di Bruxelles. Politicamente, Giuseppe Conte continua a rivendicare il Superbonus come “diritto acquisito”, mentre il governo Meloni sollecita una revisione urgente. Questa mancanza di autocritica impedisce di apprendere le lezioni necessarie per evitare il ripetersi di simili disastri contabili.


Lezione amara: rigore e controlli imprescindibili

Con la conferma dei numeri ENEA, la Corte dei Conti chiude ogni polemica: il Superbonus 110 % non ha rilanciato l’economia, ma ha drenato 150 miliardi destinati a scuole, ospedali e infrastrutture, premiando in modo regressivo i ceti più abbienti e generando un boomerang per l’edilizia. I cantieri incompiuti, i bilanci societari in crisi e il peso sul debito pubblico restano un monito: anche l’intervento più generoso rischia di diventare una trappola se non lo si accompagna con rigore finanziario e controlli stringenti.

Per chi volesse approfondire la storia del Superbonus, consigliamo il libro:

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