Congo in isolamento per Ebola prima dei Mondiali: quarantena obbligatoria, rischio esclusione dagli USA mentre l’Oms alza il rischio a “molto alto” nel paese

Congo in isolamento per Ebola prima dei Mondiali: quarantena obbligatoria, rischio esclusione dagli USA mentre l’Oms alza il rischio a “molto alto” nel paese

Congo in isolamento per Ebola prima dei Mondiali: quarantena obbligatoria, rischio esclusione dagli USA mentre l’Oms alza il rischio a “molto alto” nel paese

La nazionale del Congo si trova a vivere una situazione estremamente delicata a meno di un mese dall’inizio dei Mondiali negli Stati Uniti, con il rischio di non poter prendere parte alla competizione a causa delle restrizioni sanitarie legate all’epidemia di Ebola scoppiata nel Paese africano, un’emergenza che ha immediatamente attivato protocolli rigidi da parte delle autorità americane e degli organismi internazionali coinvolti nell’organizzazione del torneo. Secondo quanto emerso e riportato anche da fonti come ESPN, la selezione congolese è stata informata ufficialmente dell’obbligo di rispettare un periodo di isolamento di 21 giorni prima di poter entrare negli Stati Uniti, una misura considerata imprescindibile per evitare qualsiasi rischio di contagio durante la Coppa del Mondo, con il gruppo che dovrà restare chiuso in una “bolla” controllata in Belgio, dove si trova attualmente per il ritiro e la preparazione. A chiarire la linea adottata è stato Andrew Giuliani, direttore esecutivo della task force della Casa Bianca per il Mondiale, che ha spiegato come siano stati allertati sia la FIFA sia la federazione congolese, oltre alle autorità di Kinshasa, ribadendo che il rispetto della quarantena rappresenta una condizione non negoziabile: il Congo dovrà mantenere l’integrità della propria bolla per tre settimane consecutive prima di poter arrivare a Houston, città designata per l’arrivo della squadra previsto per l’11 giugno.

Il ruolo di FIFA e controlli sanitari

Il messaggio è stato estremamente chiaro anche nei toni, perché un’eventuale violazione delle regole comporterebbe conseguenze immediate e pesantissime, fino al rischio concreto di non poter viaggiare negli Stati Uniti e quindi di essere esclusi dalla competizione, uno scenario che trasformerebbe una questione sanitaria in un caso sportivo e politico di rilievo internazionale. Nonostante l’allarme, la FIFA mantiene una posizione relativamente rassicurante, sottolineando che gran parte dei calciatori convocati e lo stesso commissario tecnico Desabre vivono e giocano stabilmente fuori dal Congo e non risultano esposti direttamente al focolaio di Ebola, riducendo così il rischio sanitario legato alla squadra in senso stretto, mentre maggiore attenzione viene rivolta ad alcuni membri dello staff federale che potrebbero aver avuto contatti più recenti con il territorio interessato dall’epidemia e che per questo motivo saranno gestiti con protocolli ancora più severi e separati rispetto al gruppo squadra. Proprio per garantire il rispetto delle norme e monitorare costantemente la situazione, gli Stati Uniti starebbero valutando l’invio di personale medico direttamente in Belgio, con l’obiettivo di effettuare controlli sanitari continui su tutti i componenti della delegazione e assicurarsi che nessuno manifesti sintomi prima della partenza, evitando così qualsiasi rischio all’ingresso nel Paese.

L’allarme Oms e lo scenario Mondiale

Il quadro sanitario resta infatti particolarmente preoccupante, come confermato dall’Organizzazione mondiale della sanità che ha alzato il livello di rischio per la salute pubblica nella Repubblica Democratica del Congo da “alto” a “molto alto”, pur precisando, nelle parole del direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, che il rischio globale rimane basso. Nel Paese sono stati finora confermati 82 casi e sette decessi, ma i numeri reali potrebbero essere molto più elevati, con circa 750 casi sospetti e 177 morti sospette, segno di un’epidemia potenzialmente più estesa del previsto. Il focolaio è legato al raro virus Bundibugyo, per il quale non esiste ancora un vaccino comprovato, e ha già superato i confini nazionali raggiungendo l’Uganda, mentre alcuni casi sospetti sono stati monitorati anche in Europa, tra Germania, Repubblica Ceca e Paesi Bassi, aumentando ulteriormente il livello di attenzione internazionale. In questo contesto, la permanenza in isolamento rappresenta una fase cruciale e delicata per la nazionale congolese, durante la quale ogni dettaglio dovrà essere gestito con la massima attenzione, perché anche una minima violazione potrebbe compromettere mesi di preparazione e il sogno mondiale. Sullo sfondo resta anche la solita suggestione di un possibile ripescaggio dell’Italia in caso di esclusione del Congo, ipotesi al momento non confermata e considerata remota, mentre per la squadra africana la priorità resta una sola: rispettare alla lettera la quarantena di 21 giorni in Belgio e arrivare negli Stati Uniti senza alcuna criticità, per evitare che l’emergenza Ebola si trasformi in un ostacolo insormontabile verso la partecipazione alla competizione più importante del calcio mondiale.

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