Sinistra Italiana: “Marx e Spinoza tagliati” dai licei. È vero? Non esattamente, ma cosa cambia nelle nuove Indicazioni nazionali

Sinistra Italiana: “Marx e Spinoza tagliati” dai licei. È vero? Non esattamente, ma cosa cambia nelle nuove Indicazioni nazionali

Sinistra Italiana: “Marx e Spinoza tagliati” dai licei. È vero? Non esattamente, ma cosa cambia nelle nuove Indicazioni nazionali

Negli ultimi giorni il dibattito sui nuovi programmi scolastici dei licei si è acceso intorno a un’accusa precisa: il presunto “taglio” di alcuni grandi autori della tradizione filosofica, tra cui Karl Marx e Baruch Spinoza. A sollevare la questione è stata Sinistra Italiana, che ha criticato duramente il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara parlando di una vera e propria “guerra ideologica” contro la scuola pubblica. Ma un’analisi più attenta dei documenti ufficiali restituisce un quadro più sfumato, lontano dalle semplificazioni della polemica politica.
Il punto di partenza è il testo delle nuove Indicazioni nazionali per i licei, pubblicato il 22 aprile 2026. Si tratta di un documento ancora in fase di elaborazione, pensato come base di confronto, e non di un programma rigido e definitivo. Proprio questo aspetto è cruciale per comprendere la questione: le Indicazioni non stabiliscono un elenco chiuso di autori obbligatori, ma definiscono una cornice generale entro cui scuole e docenti costruiscono i propri percorsi didattici.
Già nelle Indicazioni del 2010, tuttora formalmente in vigore, questo principio era esplicitato con chiarezza. Il documento parlava di “intelaiatura” culturale, lasciando ampio margine di autonomia agli insegnanti nella scelta degli autori e dei temi da approfondire. Tuttavia, rispetto a quel testo, esistevano alcune differenze significative: diversi filosofi erano citati esplicitamente come punti di riferimento, contribuendo a delineare un canone più riconoscibile.

Il confronto tra vecchie e nuove Indicazioni

Tra questi comparivano anche Spinoza e Leibniz, indicati come figure rilevanti per comprendere lo sviluppo della filosofia moderna. Marx, inoltre, era definito un autore “imprescindibile” per il quinto anno, accanto a pensatori come Nietzsche, Kierkegaard e Schopenhauer. Il suo pensiero, insieme agli sviluppi del marxismo nel Novecento, era chiaramente inserito nel percorso formativo degli studenti.
Il confronto con le nuove Indicazioni mostra un cambiamento nella struttura e nel linguaggio del documento. L’impostazione appare meno centrata su elenchi di autori e più orientata a percorsi tematici o a grandi snodi concettuali della storia della filosofia. Questo comporta una minore presenza esplicita di alcuni nomi, ma non equivale automaticamente alla loro esclusione.
Nel caso di Spinoza, ad esempio, il nome non compare nelle sezioni dedicate alla filosofia in diversi indirizzi liceali. Leibniz è menzionato solo marginalmente, all’interno di un riferimento agli sviluppi della logica. Marx, invece, presenta una situazione più articolata: spesso non è indicato come autore in senso stretto, ma il “marxismo” resta presente tra i temi da trattare, e in alcuni indirizzi – come il liceo linguistico – il suo nome compare esplicitamente.
Ancora diverso è il caso di Fichte, anch’egli citato nella polemica politica. Nelle Indicazioni del 2010 il suo nome non era già presente, il che rende improprio parlare di una sua “eliminazione” nei nuovi programmi. Più corretto è dire che continua a non essere esplicitamente menzionato.

Cosa cambia davvero nell’insegnamento della filosofia

La questione centrale, quindi, non è se questi autori siano stati vietati o rimossi dai programmi – cosa che non risulta dai documenti – ma piuttosto il loro diverso grado di visibilità all’interno delle Indicazioni. In alcuni casi, come per Spinoza, si può parlare di una riduzione della presenza esplicita; in altri, come per Marx, di una trasformazione del riferimento, che passa dall’autore al filone di pensiero.
Questo cambiamento riflette anche una diversa concezione dell’insegnamento della filosofia. Le nuove Indicazioni propongono infatti un approccio più flessibile, che può alternare lo sviluppo storico della disciplina a percorsi tematici centrati su problemi filosofici fondamentali. In questo contesto, la scelta degli autori diventa ancora più legata alla progettazione didattica dei singoli docenti.
Resta però il nodo politico e culturale sollevato dalle critiche. È legittimo interrogarsi se una minore esplicitazione di alcuni autori possa, nel tempo, incidere sulla loro effettiva presenza nei programmi scolastici. La storia dell’istruzione mostra infatti che ciò che viene nominato nei documenti ufficiali tende ad avere maggiore spazio nella pratica didattica.
Allo stesso tempo, parlare di “tagli” rischia di essere fuorviante. Le Indicazioni nazionali non impediscono in alcun modo lo studio di Marx, Spinoza o di altri filosofi citati nella polemica. Al contrario, lasciano aperta la possibilità di includerli nei percorsi formativi, a seconda delle scelte delle scuole e degli insegnanti.
In definitiva, il confronto tra i testi evidenzia un cambiamento reale ma meno drastico di quanto suggerito dal dibattito politico. Non si tratta di una cancellazione, bensì di una ridefinizione degli equilibri e delle priorità all’interno di un quadro più flessibile. Ed è proprio in questo spazio di autonomia che si giocherà, concretamente, il futuro dell’insegnamento della filosofia nei licei italiani.

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